Le sorgenti estere della crisi nel Governo italiano

Angela Mauro

Come il resto delle Cancellerie europee, Ursula von der Leyen assiste per ora silente agli sviluppi della crisi di Governo italiana. Impegnata a comporre la squadra per Palazzo Berlaymont, è in attesa che anche Roma le proponga un nome per il commissario che spetta all’Italia: senza fretta. Del resto, la nuova presidente della Commissione europea, votata all’Europarlamento da tutte le forze politiche italiane tranne la Lega, si ritrova di fatto ispiratrice del tentativo di formare un Governo Pd-M5s senza Matteo Salvini. Suo malgrado, ma non tanto. C’è lei al centro della cosiddetta ‘coalizione Ursula’, come la chiama Romano Prodi, sostenitore di questo tentativo, nato non ad agosto quando Salvini ha aperto la crisi, ma a luglio. E non a Roma ma a Strasburgo con il voto su von der Leyen e non solo. Alla vigilia delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte domani al Senato, che cominceranno a chiarire i prossimi passi di una crisi inedita, un punto è chiaro negli ambienti europei e di conseguenza anche italiani: la crisi del patto di governo tra Lega e Cinquestelle è nata all’estero, tra Bruxelles e Washington, frutto (amaro per Salvini) di quel ‘cordone sanitario’ anti-sovranista costruito dalle forze europeiste del vecchio continente subito dopo le europee, con l’avallo dell’amministrazione Usa.

Negli ambienti europei si ricorda il viaggio di Salvini a Washington a metà giugno. Un trionfo, secondo il racconto del vicepremier leghista. Decisamente meno per gli americani, che già a gennaio avevano passato il messaggio all’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in visita negli Usa: niente accordi con i sovranisti. Il motivo: troppo ambigui nei rapporti con la Russia, roba che nemmeno il loro tifo per la Brexit – chiodo fisso di Donald Trump – poteva compensare. Poco prima un Russiagate in salsa austriaca aveva fatto cadere il governo a Vienna: ora l’alleato di Salvini, il leader dell’estrema destra (Fpo)...

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