Le tappe del Kievgate: da denuncia del whistleblower a impeachment

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Con il voto in aula di giovedì prossimo l'inchiesta di impeachment nei confronti di Donald Trump entrerà in una nuova fase che potrebbe portare ad un voto in aula per la messa in stato d'accusa del presidente a dicembre, prima di Natale. Un'accelerazione in un processo già lampo, se si pensa che sono passati appena 11 giorni dallo scoppio dello scandalo, il 13 settembre, all'annuncio da parte di Nancy Pelosi dell'avvio dell'inchiesta di impeachment. Ecco le principali tappe del Kievgate.  

13 settembre: il presidente della commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff, invia un mandato di comparizione a Joseph Maguire, il direttore della National Intelligence, accusandolo di bloccare il rapporto di un whistleblower, cioè un funzionario che denuncia un'irregolarità protetto dalla legge che ne tutela l'anonimato, riguardo ad una questione di "massima urgenza".  

18 settembre: il Washington Post rivela che la denuncia, presentata il 12 agosto, è incentrata su una "promessa" inopportuna che Trump avrebbe fatto in una telefonata con un leader di un Paese straniero. Il giorno dopo aggiunge che si tratta dell'Ucraina  

20 settembre: il Wall Street Journal scrive della telefonata di Trump con il presidente Volodymyr Zelensky, il 25 luglio, durante la quale avrebbe chiesto "circa otto volte" di avviare un'inchiesta a carico di Joe Biden ed il figlio. Giorni dopo è il New York Times a rivelare che il blocco dei 400 milioni di aiuti all'Ucraina - avvenuto in estate e poi rimosso l'11 settembre - è avvenuto proprio prima della telefonata con Zelensky.  

19 settembre: l'avvocato personale di Trump, Rudy Giuliani, alla Cnn nega e poi subito dopo ammette di aver chiesto all'Ucraina di indagare Hunter Biden. Da aprile l'avvocato personale di Trump è impegnato in una campagna mediata per accusare l'ex vice presidente Biden di aver fatto licenziare il procuratore generale ucraino per impedire un'indagine alla società d'energia Burisma per la quale lavorava il figlio.  

22 settembre: Trump riconosce parlando con i giornalisti di aver discusso di Biden nella sua telefonata con Zelensky 

24 settembre: Dopo aver incontrato il gruppo dei democratici alla Camera, dove la stragrande maggioranza è in favore dell'impeachment, Pelosi annuncia che la Camera avvierà un'inchiesta formale: "le azioni intraprese dal presidente hanno violato gravemente la Costituzione". 

25 settembre: viene pubblicata la trascrizione della telefonata tra Trump e Zelensky poco prima che i due presidenti si incontrino a margine dei lavori dell'Assemblea Generale Onu. Zelensky afferma "non ho ricevuto nessuna pressione" da Trump. "Non voglio essere coinvolto nelle elezioni Usa", aggiunge il comico televisivo diventato presidente.  

26 settembre: viene pubblicata la denuncia del whistleblower in cui si afferma che Trump usa "il potere del suo incarico per sollecitare interferenze di un Paese straniero nelle elezioni del 2020". Lo stesso giorno il New York Times scrive che a fare la denuncia è stato un agente della Cia.  

27 settembre: si dimette l'inviato speciale di Trump in Ucraina, l'ex ambasciatore della Nato Kurt Volker  

30 settembre: Giuliani riceve un mandato di comparizione dal Congresso e nomina come suo avvocato Jon Sale, che era stato assistente procuratore del Watergate.  

1 ottobre: con una lettera al Congresso il segretario di Stato Mike Pompeo accusa i democratici di intimidire i diplomatici ai quali chiede di non presentarsi alle audizioni. Il giorno dopo, in una conferenza stampa a Roma, Pompeo ammette di essere stato presente alla telefonata tra Trump e Zelensky.  

4 ottobre: le commissioni per l'impeachment pubblicano i testi di sms, consegnati da Volker che ha testimoniato il giorno prima, da cui emerge che l'invito alla Casa Bianca o un contatto con Trump per Zelensky era subordinato all'avvio da parte sua di un'inchiesta sul presunto ruolo dell'Ucraina nelle elezioni del 2016 e sui Biden  

8 ottobre: il dipartimento di Stato impedisce a Gordon Sondland, ambasciatore Usa alla Ue, di testimoniare. E poco dopo la Casa Bianca pubblica una lettera in cui annuncia che non collaborerà con un'inchiesta considerata illegale e non lo farà nessun dipendente federale. Ma convocato con un mandato di comparizione Sondland nei giorni successivi si presenterà a testimoniare, come faranno altri diplomatici ed ex funzionari della Casa Bianca nelle settimane successive.