Le telefonate che terrorizzano Berlusconi

VanityFair
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Ci sono alcune telefonate che terrorizzano il Presidente del Consiglio. Le ha fatte lui stesso negli scorsi mesi e ora chiede al suo Parlamento di stracciarle e di farle scomparire dal processo in cui è imputato. Berlusconi ha scritto quasi 300 pagine alla Giunta per le autorizzazioni della Camera per far arrivare senza equivoci la sua richiesta: i tabulati telefonici, le documentazioni bancarie e le intercettazioni «captate» ad Arcore dai giudici milanesi che indagavano sul Ruby Gate non sono utilizzabili nel processo perchè violano le tutele per i parlamentari previste dall'articolo 68 della Costituzione. Per questo la Giunta prenda una decisione, dopo che il Tribunale di Milano «non si è pronunciato».

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I DOCUMENTI
Il premier chiede alla Giunta che distrugga le telefonate delle «Olgettine», i documenti sui versamenti di Spinelli alle ragazze e tutti i dati sulle celle «agganciate» dai cellulari delle varie Nicole Minetti e Ruby che costituiscono la base dell'accusa di concussione e prostituzione minorile contro di lui. Sono le conversazioni in cui Ruby dice che «Noemi Letizia è la pupilla (del premier, ndr), io sono il c...o». Quelle in cui le ragazze chiamano «c...o flaccido» il premier; in cui Nicole Minetti «briefa» le ragazze, e tante altre. Prima di «attivare i registratori», è la tesi, i giudici avrebbero dovuto chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza di Berlusconi. Ma fin dall'inizio, continua la lettera, i pm avevano l'obiettivo di colpire il Presidente del Consiglio.

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IL PROCESSO RUBY
Gli avvocati del premier stringono i tempi: la prossima udienza del processo sarà il 3 ottobre e sarà dedicata proprio all'acquisizione del materiale delle indagini.  Se il premier avesse successo, la Camera e il Tribunale di Milano diventerebbero protagonisti di un conflitto istituzionale che, se sollevato davanti alla Corte Costituzionale, ritarderebbe di molto i tempi del processo Ruby. Non solo. Un eventuale pronunciamento della Giunta a favore di Berlusconi si rifletterebbe anche sul versante Tarantini. Oggi l'ex imprenditore barese sarà nuovamente interrogato dai pm, mentre Berlusconi sarà sentito martedì a Palazzo Chigi come persona offesa. L'inchiesta vede indagati l'ex imprenditore barese e sua moglie, accusati di aver estorto soldi a Berlusconi in cambio del loro silenzio davanti ai magistrati sulle escort a Palazzo Grazioli. In cambio di circa 850 mila euro (suddivisi in tranche da 20 mila euro mensili e un una tantum da 500 mila) Tarantini avrebbe negato tutto sulle ragazze portate nella residenza di Berlusconi e avrebbe chiesto il patteggiamento ai magistrati baresi che indagavano su quelle feste. Il patteggiamento avrebbe blindato una volta per tutte le indagini, permettendo di non far venire mai a galla i materiali raccolti: telefonate, conversazioni, tabulati, ecc.

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LE INTERCETTAZIONI DOPO IL 15 SETTEMBRE
Ma il tentativo di Tarantini è fallito. La procura di Bari ha respinto il patteggiamento e ha continuato la sua inchiesta, ormai prossima alla fine: dopo il 15 settembre sarà notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di una dozzina di indagati, tra cui lo stesso Tarantini, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al favoreggiamento della prostituzione. E saranno a disposizione dei difensori tutti gli atti dell'inchiesta, dai verbali di interrogatorio delle ragazze alle intercettazioni, molte delle quali sono contenute nell'informativa finale della Guardia di Finanza, depositata a luglio, dopo quasi tre anni di indagini.