Le tensioni e la rivalità tra Cina, Russia e Stati Uniti in Asia

NICOLAS ASFOURI, NICHOLAS KAMM / AFP

AGI - La rivalità tra Cina e Stati Uniti in Asia e la guerra in Ucraina dominano i summit Asean di Phnom Penh. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha accusato gli Stati Uniti di volere dominare l'Asia-Pacifico, militarizzando la regione, con l'obiettivo di contenere gli interessi russi e cinesi, e ha incolpato gli Usa di avere un linguaggio "inaccettabile" sulla crisi in Ucraina, che ha impedito la presa di decisioni collettive all'East Asia Summit di ieri.

I summit Asean si sono conclusi senza un comunicato congiunto dei leader, ma solo con un comunicato del presidente che sottolinea l'emergere di "nuove questioni e sfide di comune interesse" e l'importanza di sostenere la ripresa globale post-Covid, tra "conflitti militari" in corso e "difficoltà geopolitiche".

Viene ribadita, poi, l'importanza di rafforzare il ruolo delle donne, la cooperazione nell'energia e nello sviluppo sostenibile, ma non viene fatta menzione diretta della guerra in Ucraina.

Il duro giudizio di Lavrov sembra spianare la strada a uno scontro tra la Russia e l'Occidente al summit del G20 di Bali, che sarà preceduto dal summit di domani tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il presidente cinese, Xi Jinping.

Biden non vuole che le relazioni tra Cina e Stati Uniti virino verso il conflitto, e l'incontro con Xi sarà l'occasione per fare il punto sulle relazioni con Pechino e quelle "linee rosse" che né Washington, né Pechino vogliono che siano oltrepassate.

La rivalità di Cina e Stati Uniti in Asia è andata in scena anche a Phnom Penh, con gli Usa che vengono eletti a partner strategico globale dei dieci Paesi della sigla delle nazioni del sud-est asiatico, "al cuore della regione dell'Indo-Pacifico" che Biden vuole "libero e aperto, stabile e prospero, sicuro e resiliente".

La nuova partnership permetterà di affrontare "le grandi questioni del nostro tempo", ha detto Biden, che ieri ha incassato anche la vittoria in Nevada alle elezioni di midterm, e si presenterà più forte all'incontro con Xi. I summit di Phnom Penh hanno, però già dato un esempio delle diverse visioni di Cina e Stati Uniti a livello regionale, a cominciare dall'escalation missilistica nord-coreana.

Usa, Corea del Sud e Giappone puntano a rafforzare la deterrenza verso il regime di Kim Jong-un, in un comunicato congiunto alla fine del summit trilaterale a margine dell'East Asia Summit di Phnom Penh, e la possibilità di ricorrere a una "forza schiacciante" nel caso in cui Pyongyang utilizzi il nucleare.

I tre Paesi sono "più allineati che mai" sulla Corea del Nord, ha detto Biden, che già ieri aveva avvertito Pechino che le continue provocazioni di Pyongyang avrebbero avuto come esito quello di un aumento della presenza militare statunitense in Asia orientale, sgradita a Pechino che chiede moderazione nella gestione della situazione nord-coreana.

Rappresentata dal primo ministro Li Keqiang, la Cina ha rassicurato la comunità internazionale sulla tenuta della propria economia e sulle aperture "sempre piu' ampie" del sistema cinese, ma permane il rischio, indicato dalla managing director del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, in un'intervista al Washington Post, di ricadere in una nuova Guerra Fredda trainata dalla rivalità tra Cina e Stati Uniti, che, ha detto, sarebbe "molto irresponsabile".