Le università si adeguino ai nuovi lavori. Corsi e formazione a misura di Recovery

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- (Photo: Robert Nicholas via Getty Images)
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di Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza Università di Roma

La difficile transizione dal sistema dell’istruzione al mercato del lavoro, che caratterizza da molti anni il nostro Paese, è ben nota e ampiamente dibattuta, anche se, per quanto riguarda l’Università, l’ultimo rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati presenta dati abbastanza incoraggianti.

Le immatricolazioni sono cresciute in modo consistente negli anni successivi alla crisi finanziaria (+21,3% rispetto al 2013/14) e i laureati godono di vantaggi rilevanti rispetto ai diplomati di scuola secondaria in termini sia occupazionali (con un tasso di occupazione rispettivamente pari al 78,0% e al 65,1%) che retributivi (con una retribuzione media dei laureati maggiore del 37% di quella dei diplomati, secondo i dati Ocse).

I gap da colmare sono però ancora ampi e numerosi. Per citarne uno tra i tanti, il genere contribuisce ancora ad alimentare le disuguaglianze. Nello scorso anno accademico 2019/20 le studentesse erano il 55,8% dei 1.730.563 iscritti. Non solo: i dati mostrano un maggiore successo delle donne rispetto agli uomini nel completamento degli studi anche nelle cosiddette “scienze dure”, dove il rapporto donne/uomini è pari a 37/100 per le iscritte e a 43/100 per le laureate. Eppure, il tasso di occupazione è pari a 66,6% per gli uomini e a 48,4% per le donne. Queste ultime lavorano in media 8 ore in meno degli uomini alla settimana, con conseguenze negative sui differenziali salariali e sul gender gap nel mercato del lavoro.

Sono dinamiche che scoraggiano le lavoratrici, come si nota dall’aumento delle persone cosiddette NEET nella popolazione femminile. Da diversi anni università, sistema produttivo e istituzioni pubbliche hanno cominciato ad affrontare queste difficoltà impegnandosi a realizzare una collaborazione più stretta e proficua nella ricerca, nell’istruzione e ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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