"Le varianti Covid si somigliano sempre di più: forse il virus sta rallentando la sua evoluzione"

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- (Photo: hp - getty)
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Indiana, sudafricana, brasiliana, inglese. Le varianti del Covid si moltiplicano, ma si somigliano sempre di più: segno che forse il virus sta rallentando la sua evoluzione. A dirlo all’HuffPost è il professor Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di Virologia Molecolare del Policlinico “San Matteo” di Pavia che con la sua équipe sta monitorando le mutazioni di Sars-Cov-2, fin dalla prima ondata.

“Il problema delle varianti Covid esiste fin dal primo giorno. La nostra mappatura del virus, fatta in collaborazione col Niguarda, era in corso già nei primi mesi dell’epidemia: la ricerca, poi pubblicata su Nature Communications, ha permesso il sequenziamento completo di 346 genomi collezionati in tutto il territorio lombardo tra febbraio e aprile 2020. Avevamo già allora intercettato 7 varianti virali, documentando una loro diversa composizione nei tristemente famosi focolai di Bergamo e Lodi”, dice Baldanti.

Il virologo sottolinea che “in una fase successiva, col ritorno alla mobilità estiva nel 2020, ne abbiamo sequenziate ulteriori, ‘importate’ anche dall’estero. Abbiamo individuato i primi casi di variante inglese attorno a Natale: essa è effettivamente più contagiosa perché la mutazione in posizione 501 della proteina Spike la rende in grado di legarsi con maggiore facilità alle cellule”.

E poi sono arrivate le altre: sudafricana, brasiliana, indiana. Come si presenta lo scenario attuale?
Tra le varianti attualmente circolanti ci sono delle somiglianze. La proteina Spike è fatta di amminoacidi, ‘mattoncini’ che vengono indicati con dei numeri. Nella variante indiana, troviamo una mutazione in posizione 484, proprio come nella brasiliana e nella sudafricana. L’indiana, oltre alla mutazione 484, ha un’altra mutazione in posizione 452. Anche la variante sudafricana presenta doppia mutazione (484 e ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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