Le vittime bambine: sotto i nostri occhi, nel nostro silenzio

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In Italia aumentano i maltrattamenti in famiglia e i reati sul web. È questa la sintesi degli sconvolgenti dati diffusi, come ogni anno, da Terre des Hommes con il Dossier InDifesa in occasione della Giornata Mondiale delle Bambine.

Appena presentato a Roma, il dossier fotografa come nell’anno del Covid-19 bambine e bambini siano sempre più vittime di violenze e abusi. Rispetto al 2019 nel nostro Paese si registra, infatti, un aumento del 13% delle vittime minorenni del reato di Maltrattamenti contro famigliari e conviventi (art. 572 del Codice Penale): 1.260 bambine e 1.117 bambini hanno subito violenze in famiglia che hanno richiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. Abusi che con grande probabilità avranno ripercussioni per tutta la loro vita. Analizzando i dati, negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento di violenze pari al 137%.

L’isolamento sociale, come testimoniato anche dall’aumento generalizzato dei casi di violenza domestica (+72% le telefonate ricevute dal numero antiviolenza 1522 da marzo a ottobre 2020), ha prodotto quasi inevitabilmente anche un aumento delle tensioni familiari ed esposto i bambini e gli adolescenti (come le loro mamme) a un maggior rischio di abusi. La maggioranza delle vittime sono infatti bambine e ragazze, con una percentuale che arriva addirittura al 65% dei casi.

Un dato tra i più alti mai registrati, con punte dell’89% per i casi di Violenza Sessuale Aggravata e dell’88% per quelli di Violenza Sessuale, è relativo agli abusi subiti l’anno scorso da 488 bambine e ragazze nel nostro Paese. Ma anche tra le mura domestiche non si ferma la violenza, con il 53% dei casi di Maltrattamento, il reato si è consumato sempre sui corpi e sulla psiche di bambine e ragazze.

Alcuni reati, complice il lockdown, hanno avuto un incremento notevole. I reati telematici sono cresciuti del 13,9%. La Detenzione di materiale pornografico realizzato utilizzando minorenni è in forte aumento, con un balzo del 14% delle vittime minorenni, e addirittura del 525% rispetto al 2010. A calare sono i casi di Abuso di mezzi di correzione o disciplina (-36%), quelli di Prostituzione Minorile (-34%), gli Atti sessuali con minorenni di anni 14 (-21%), i casi di Corruzione di Minorenne (-16%,) e quelli di violenza sessuale (-13%).

Vivisezionando il nostro Paese, ci si rende conto che la maggior parte dei reati avviene in Lombardia, la prima regione d’Italia per numero di minori vittime di reato (963 nel 2020), seguita da Emilia Romagna con 705 vittime, Sicilia (672), Lazio (464), Veneto (443), Toscana (392), Piemonte (364) e Campania (360). Le vittime, ancora una volta, sono per la maggior parte bambine. Sempre la Lombardia ha il triste primato di minori vittime dei reati di maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali, rispettivamente con 367 e 108 vittime. Ad aver registrato il maggior numero di omicidi volontari sono invece Campania e Piemonte, ciascuna con 3 vittime.

A questa epidemia che si consuma silenziosamente davanti ai nostri occhi, attualmente non sembrano esserci risposte. Per quanto la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, abbia evidenziato come sia necessario “un investimento coraggioso in educazione, nella prevenzione e nell’empowerment delle donne, che è liberazione delle energie femminili ancora inespresse”, la situazione resta drammatica. E non fa ben sperare per il futuro. Le donne italiane che intraprendono carriere per le professioni più rischieste per il futuro sono solo il 37% (a fronte del 55% degli studenti universitari), e per quanto queste abbiano mediamente voti di laurea superiori agli uomini (103,8 cotro 102), persistono le diseguaglianze di genere a cominciare dall’occupazione inferiore ai salari più bassi (lo stipendio medio femminile è di 1467 euro, contro quello maschile di 1715 euro).

Analizzando il dossier diventa fondamentale il rapporto con la rete. Terre des Hommes e ScuolaZoo nel 2020 hanno effettuato un sondaggio tra oltre 6mila ragazzi e ragazze di tutta Italia, di età compresa tra i 13 e i 23 anni. I risultati sono preoccupanti: 6 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online. Il 68% di loro dichiara di aver assistito ad episodi di bullismo, o cyberbullismo, mentre ne è vittima il 61%. Sono le ragazze ad avere più paura, soprattutto sui social media e sulle app per incontri: lo conferma il 61,36% di loro. Dopo il cyberbullismo, l’incubo maggiore per le ragazze è il Revenge Porn (52,16%) insieme al rischio di subire molestie online (51,24%) l’adescamento da parte di malintenzionati (49,03%) e la perdita della propria privacy (44,73%). Inoltre, il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato dal ricevere commenti non graditi di carattere sessuale online.

L’esposizione continua al mondo online può avere conseguenze molto più difficilmente percepibili, ma ugualmente potenzialmente negative per lo sviluppo psicologico delle bambine e delle ragazze: in una ricerca della City University of London condotta su un campione di 175 ragazze di età compresa tra i 18 e i 30 anni, il 90% ha dichiarato di utilizzare un filtro o di editare una propria foto prima di pubblicarla. La quasi totalità delle ragazze hanno ammesso di percepire una grande pressione sul loro aspetto fisico e di fare di tutto per conformarsi agli standard di bellezza. Ancora più preoccupante, il fatto che anche bambine molto piccole (tra i 10 e i 12 anni) guardino a questi strumenti come artifici per migliorare e modificare il proprio aspetto.

Interessanti i dati che arrivano dallo sport. Quasi otto ragazzi su dieci lo praticano almeno una volta a settimana e dall’Osservatorio Permanente sullo Sport e le Nuove Generazioni di Terre des Hommes è emerso – su un campione di mille giovanissimi – come tra i più giovani ci sia una forte percezione delle disparità tra i sessi. Il 98%, infatti, crede che le donne siano ingiustamente pagate meno nello sport e abbiano meno possibilità di passare al professionismo. L’84% pensa che i team misti favoriscano l’uguaglianza di genere e il 68% vorrebbe praticare e/o seguire più sport con team misti.

L’85% degli intervistati pensa che non sia giusto che esistano sport considerati “da maschi” o “da femmina”. Purtroppo, però, c’è anche il rovescio della medaglia: gli intervistati pensano che dentro e fuori dalle competizioni sportive si verifichino troppo spesso episodi di razzismo (44%), di bullismo (42%), di violenza fisica (46%) e verbale (72%). Ma anche esclusioni legate al genere (54%) o alla disabilità (21%).

Il Covid-19 non ha avuto ripercussioni solo in Italia. Come ampiamente descritto nel dossier, la pandemia sta avendo conseguenze drammatiche in tutto il mondo: tra gli 11 e 20 milioni di bambine e ragazze hanno lasciato la scuola a causa dei lockdown e si stima che nei prossimi dieci anni il numero di spose bambine aumenterà di 10 milioni. Raggiungere la parità di genere è così un obiettivo sempre più lontano. Se prima del Covid-19 si stimava che sarebbero stati sufficienti 99 anni, oggi se ne stimano almeno 135. A questo proposito è chiaro il report dall’Afghanistan: se nel 2001 con la cacciata dei talebani si era passati da zero al 65% delle bambine e delle ragazze iscritte nelle scuole, attualmente si rischia un nuovo crollo; oggi solo il 37% delle adolescenti sa leggere e scrivere, contro il 66% dei coetanei maschi.

Fra gli elementi che obbligano a riflettere sono le violenze che corrono sul corpo delle donne. Si va dall’obiettivo zero mutilazioni genitali femminili che si allontana sempre di più – vera e propria “epidemia nascosta” come affermato dalle Nazioni unite – al riscontro, attraverso gli ultimi dati Eurostat, di come il 17,6% dei giovani italiani fra i 20 e i 34 anni si possa definire NEET (“Neither in employment nor in education and training”). Ovvero ragazzi e ragazze che non frequentano l’università, non sono impegnati in altri percorsi formativi e non lavorano. Si tratta di un fenomeno prevalentemente femminile: nel 2020 il 21,5% delle ragazze tra i 20 e i 34 anni rientrava in questa categoria (fra i maschi la percentuale è del 13,8%).

Per tendere una mano alle vittime e giungere a una consapevolezza maggiore, il Dossier InDifesa ha anche presentato 15 raccomandazioni elaborate con il contributo di un nutrito Comitato Scientifico che mirano ad aumentare la consapevolezza e la tutela. Ma è innegabile come questi dati obblighino tutti noi a una riflessione profonda e continuativa sulla sorte delle bambine nel mondo e nel nostro Paese. In fondo, sono loro metà del nostro futuro.

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