Leader e narcisi, D'Alema e Renzi sono più uguali di ciò che pensano (di C. Velardi)

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Getty images (Photo: Getty images)
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(di Claudio Velardi)

Nei confronti di un qualunque leader (in qualsivoglia ambito) confesso una personale, assoluta debolezza. Ne sono affascinato e conquistato. Un po’ perché penso in generale che - oggi più che mai - il mondo abbia bisogno di figure carismatiche, capaci di indirizzarci e guidarci. Un po’ per pura invidia: nel mio piccolo, avrei sempre voluto essere un leader, ma mi è sempre mancato il famoso “quid”.

I leader sono capaci di geniali intuizioni e arditi disegni che noi comuni mortali afferriamo, in genere, dopo che si sono realizzati, o - come più spesso accade - falliti. Sono dotati di una capacità di sintesi e di una velocità nella decisione sconosciuta alle seconde file: date in mano un problema spinosissimo, un qualunque corposo dossier ad un leader, potete essere certi che arriverà al “punto” (quello strategicamente cruciale) prima e meglio di chiunque altro. Anche se parlerà ore intere per avvolgere in una preziosa carta regalo la decisione già presa prima di cominciare (il finto) confronto. Se poi non credete alla loro esistenza/funzione, se ne diffidate per principio o per cultura, mettetevi alla prova con onestà in una qualunque circostanza, si tratti di una riunione di lavoro o di una serata conviviale. Vedrete che qualcuno emana una particolare luce, lo avvertirete al centro dell’attenzione anche se è (tatticamente) rintanato in un angolo, ne percepirete la presenza in un discorso, in un silenzio o in uno sguardo, non fa differenza. E capirete - per intenderci - che uno non vale uno. E meno male.

Insomma i leader esistono. In compenso sappiate che si assomigliano tutti. Con le loro marce in più e con il loro tipico tallone d’Achille, sempre lo stesso. Che è la tracotanza della hybris in agguato, difetto fatale (fatal flaw) lo definiscono i bravi sceneggiatori. Noi, per semplificare, lo chiameremo narcisismo, utilizzando il concetto per spiegarci l’ultimo scazzo tra due leader nostrani, Massimo D’Alema e Matteo Renzi. (Sì, leader, anche se uno ha preso il 3% alle ultime elezioni e l’altro di percentuali simili viene accreditato per le prossime).
A primissima vista i due non potrebbero apparire più diversi: per età, storia, formazione. Uno comunista, l’altro democristiano. Uno che vive nel culto della forma-partito, l’altro più incline a sfasciarli, i partiti. Uno che gode a fare l’antipatico (riuscendovi quasi sempre), l’altro ossessionato dalla ricerca della simpatia (non riuscendo quasi mai nell’obiettivo). Uno scontante per timidezza, l’altro empatico per necessità. Fine. Per quanti sforzi faccia, non riesco a trovare altre differenze sostanziali.

Sono molto più significative, invece, le somiglianze, a partire dalla dote di cui sopra. I due sono leader perché capaci di “arrivare al punto”: uno l’ho visto all’opera per decenni, l’altro meno, ma ad entrambi riconosco questa caratteristica, ignota ai più. La politica - nel senso della techne, della strategia e della tattica, non do qui giudizi di merito - la sanno “fare”. Si riconoscono reciprocamente questa capacità (anche sotto tortura, nessuno dei due lo ammette, ma vi assicuro che è così). Di questo godono, giudicando quasi tutti gli altri come dilettanti allo sbaraglio. Per questo colgono ogni occasione per darsi addosso, annusandosi e riconoscendosi come professionisti del ramo, unici animali di razza nel pollaio della politica.

E’ facile concludere che i due sono afflitti da una sindrome autoreferenziale e narcisistica. E’ certamente così, e non è un caso che abbiano dato vita allo scontro di questi giorni mentre si prepara un appuntamento abbastanza cruciale per il paese, l’elezione del Presidente della Repubblica. Bisogna solo sperare che il conflitto non generi un corto circuito nel partito che è in fondo oggetto del desiderio per entrambi, e che avrà un ruolo importante nelle decisioni da prendere prossimamente.

Resta però da dire che i narcisi vanno compresi e aiutati, anche i nostri due eroi. I leader sono creature forti e fragilissime. Possiedono capacità che noi ci sogniamo, ma hanno dei vuoti da colmare. Gli umani minori possono fare molto per loro: non blandendoli, non assecondandoli, utilizzandoli - magari con una certa, bonaria sufficienza - per quello che possono dare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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