Leader G7 per unità su riconoscimento talebani, sanzioni - fonti

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Due soldati talebani nei pressi del ministero degli Interni a Kabul

di Andrea Shalal

WASHINGTON (Reuters) - Ci si aspetta che i leader delle economie avanzate del G7 promettano unità sull'opportunità o meno di riconoscere ufficialmente o sanzionare i talebani, in occasione della conference call prevista oggi pomeriggio per discutere la situazione in Afghanistan.

È quanto hanno riferito a Reuters due fonti diplomatiche.

Gli alleati degli Stati Uniti soffrono l'impatto dei ritardi nella mobilitazione da parte di Washington, dopo la caduta di Kabul il 15 agosto, e secondo diplomatici stranieri a Washington la cooperazione sarà un tema chiave del meeting virtuale.

"I leader del G7 concorderanno di coordinarsi sul potenziale riconoscimento dei talebani, ed eventualmente quando", ha detto uno dei diplomatici europei. "E si impegneranno a continuare a lavorare in stretto contatto", ha aggiunto.

La fulminea conquista del paese da parte dei talebani, avvenuta ad agosto dopo il ritiro delle truppe statunitensi e la fuga del presidente Ashraf Ghani, ha gettato nel caos i governi stranieri e ha innescato un frenetico esodo di massa dalla nazione.

I leader di Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Canada e Giappone potrebbero sfruttare la possibilità di un riconoscimento ufficiale unificato, o rinnovare le sanzioni per spingere i talebani a soddisfare gli appelli per il rispetto dei diritti delle donne e delle relazioni internazionali.

Il Primo ministro britannico Boris Johnson porrà particolare enfasi su un approccio comune durante le discussioni del G7, che includeranno anche il segretario generale Nato Jen Stoltenberg e il segretario generale Onu Antonio Guterres, secondo le dichiarazioni di Karen Pierce, ambasciatrice britannica per gli Stati Uniti.

"Vogliamo iniziare il processo per lo sviluppo di un piano chiaro, così potremo interagire con il nuovo regime afghano in modo unificato e congiunto", ha detto Pierce a Reuters. "Giudicheremo il nuovo regime dalle loro azioni, non dalle loro parole", ha aggiunto.

Il riconoscimento è un atto politico preso da stati sovrani con importanti conseguenze, come concedere l'accesso per i talebani ad aiuti internazionali necessari per i precedenti governi afghani. Un accordo firmato dalla precedente amministrazione Trump nel 2020 afferma esplicitamente che il gruppo "non è riconosciuto dagli Stati Uniti come uno stato".

Il riconoscimento, come strumento, rappresenta "una delle leve più importanti ancora a nostra disposizione", ha affermato Annie Pforzheimer, ex diplomatica statunitense e vice della missione presso l'ambasciata statunitense a Kabul dal 2017 al 2018.

Sarebbe uno strumento "infinitamente più potente", se ben coordinato e se in grado di garantire che il nuovo governo sia inclusivo e che riconosca gli impegni dell'Afghanistan sui diritti umani, ha detto Pforzheimer.

I leader del G7 discuteranno anche una possibile estensione della scadenza di Biden del 31 agosto per il ritiro delle truppe statunitensi, per dare agli Stati Uniti e alle altre nazioni più tempo per localizzare ed evacuare i cittadini stranieri, i collaboratori afghani della Nato e delle forze Usa e altri soggetti vulnerabili, secondo le fonti.

La Gran Bretagna e la Francia hanno fatto pressione per avere più tempo, ma un funzionario talebano ha dichiarato che le forze straniere non hanno richiesto un'estensione e che non sarà concessa.

I leader del G7 si impegneranno anche per coordinarsi su ogni sanzione o ricollocamento delle ondate di profughi, secondo le fonti.

Il G7 farà il punto delle attuali operazioni d'evacuazione e s'impegnerà per coordinarsi attentamente nei passi successivi, che includono misure di sicurezza, assistenza umanitaria e il ricollocamento dei profughi, ha detto Pierce.

"Vogliamo esprimere un punto fondamentale: non vogliamo che l'Afghanistan diventi un terreno fertile per il terrorismo. Non vogliamo vedere (la nazione) tornare nella situazione precedente (all'attacco dell') 11 settembre" ha aggiunto.

La Germania spingerà gli altri stati del G7 a sfruttare fondi addizionali per gli aiuti umanitari, secondo quanto dichiarato ieri dal ministro degli Esteri Heiko Maas. "Ritengo che i paesi del G7 dovrebbero mantenere le loro responsabilità e trovare una risposta per mitigare le gravi difficoltà umanitarie già prevalenti nella regione e che si intensificheranno nel corso delle prossime settimane", ha affermato.

Biden, in una conferenza stampa domenica, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno già lavorando con i talebani per facilitare le evacuazioni, anche se il gruppo islamico sta "cercando di legittimarsi" nel lungo termine.

Ciò implica che saranno necessari "aiuti addizionali in termini d'assistenza economica, commerciale e di una vasta gamma di fattori", pur ribadendo che la risposta internazionale - potenziali sanzioni incluse - dipenderà dalle loro azioni future.

(Tradotto a Danzica da Enrico Sciacovelli, in redazione a Roma Stefano Bernabei)

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