I leader millennial sui social confermano che la speranza ha saltato una generazione

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Sarà che nessuno si aspettava niente dai millennial. Nessuno li ha mai considerati la promessa di un futuro migliore, i salvatori delle balene o del mondo intero. Le speranze hanno saltato una generazione e sono state riposte tutte sulle spalle della successiva, la GenZ.

Sarà per questo che appena uno di loro parla e ha almeno due di queste caratteristiche – si pettina, si lava, fa sport, non si droga, magari ha scritto #activist nella sua biografia su Instagram – è subito preso sul serio. E sarà per questo che si sta formando una nuova classe dirigente millennial in giro per le zone esotiche del mondo.

Il problema principale è che questi trentenni che si lavano e si pettinano si vogliono comportare come dei ventenni senza avere nemmeno un briciolo di ardore adolescenziale - e senza mai averlo avuto. Si sa che quando facevano il liceo buttavano bottigliette vuote dal finestrino della macchina e lasciavano l’acqua del lavandino scorrere mentre mimavano Avril Lavigne allo specchio. Senza nessun senso di colpa.

L’ultimo della serie, eletto in Cile poco prima di Natale, è l’ex attivista di sinistra Gabriel Boric, 35 anni. Per acchiappare i più giovani Boric danza insieme ad animali da fattoria, presta la sua immagine per fare video e figurine k-pop, addirittura tira fuori il santino di Taylor Swift dalla tasca: Folklore è il suo album preferito, che dolce.

Come mai un leader cileno ha una fanbase popolata da gente che ama la musica k-pop (pop sudcoreana)? È un mix strano da vedere: post e video cartoon di praterie cilene con ideogrammi che scorrono sopra. I k-popper ha fatto campagna elettorale per lui: dall’account @KpoppersporBoric ai video di Boric con bamboline giapponesi, a Boric che posa con cartoline fotografiche chiamate PC. Hanno creato una playlist per lui e lanciato varie challenge. I sostenitori di Boric sono stati ribattezzati “Bories” perché è un hashtag più facile e potenzialmente virale da condividere. Su TikTok, sotto l’hashtag #Boric2022, insieme ai video del suo programma politico ci sono i video della campagna fatta dai fan con la colonna sonora delle canzoni dei BTS, una delle boyband sudcoreane più famose. Le condivisioni della campagna k-pop sono dieci volte di più di quelle della campagna normale.

Tweets by KpopersporBoric

Nelle fandom online popolate da adolescenti molti disprezzano gli adulti che si ostinano a partecipare alle loro discussioni. “Non dovrebbero fare qualcosa di meglio nella loro vita?”, si chiedono. Ma mentre la GenZ raggiunge l’età per votare sempre più politici vogliono far parte di queste community per conquistare voti e audience. Assumono il loro staff sulla base della loro esperienza nella gestione di fandom e fanpage perché i candidati che sostengono questi gruppi sono ricompensati con lealtà, campagne virali social e voti. È il caso di Boric. Ma anche di Lai Pin-yu.

Lai Pin-yu, la più giovane eletta al Parlamento di Taiwan, è una nota attivista ma anche cosplayer che si fa chiamare Soichi: dopo la sua vittoria ha pubblicato una foto nei panni di Sailor Mars per festeggiare.

Ama i meme e ne posta molti sui suoi social. Ha anche una pagina dedicata che si chiama ‘Meme Master Progressive Party‘. Ce n’è uno dove lei è vestita da cosplayer di Frozen ed è intenta a ghiacciare i suoi oppositori politici (anziani conservatori). Per questo è idolatrata da milioni di nerd che non hanno mai votato ma che hanno deciso di votare lei perché è fan degli stessi anime e videogiochi che piacciono a loro.

Sanna Marin, 36 anni, ministra capo della Repubblica Finlandese, è diventata, suo malgrado, la star di molti gruppi Reddit e Ylilauta (il 4chan finlandese) in cui impersonifica una gattina. È pieno di foto modificate di Marin con orecchie e coda. Sembra che i troll finlandesi siano stati in grado di convincere un gruppo di giornalisti anglofoni che Marin è una che si modifica da sola le foto per somigliare a una catgirl.

Gli utenti di questi forum, che la odiano in modo violento ma insieme sono patologicamente attratti da lei, l’hanno difesa su tutte le piattaforme quando è stata accusata dai media: dopo essere entrata in stretto contatto con un caso di Covid-19 è andata a ballare in discoteca fino alle 4 di mattina come una quindicenne. I boomer l’hanno condannata, la GenZ l’ha acclamata.

Apparendo in un talk show neozelandese, la premier di Aotearoa (è il suo nome maori al quale tiene tanto) Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda, ha confermato che le relazioni iniziate su Tinder potevano diventare realtà anche in zona rossa. Non contenta ha aggiunto che si poteva stare il 25 in casa insieme. E giù di meme con orge con il cast del Signore degli anelli. Anche in questo caso, i saggi l’hanno accusata di approssimazione e lassismo, i giovani hanno solidarizzato e applaudito.

Punta di diamante di questa lista di leader che non hanno fatto abbastanza gavetta è l’esperimento flop di Nayib Bukele, 39 anni, presidente di El Salvador, che ha cercato di rendere i bitcoin valuta nazionale ufficiale. Con il suo cappellino girato al contrario e i suoi occhi laser è il tipico millennial che mette like a tutti i post di Elon Musk.

Ha presentato il progetto Bitcoin City, una città dedicata all’estrazione di criptovalute che dovrebbe sorgere alle pendici di un vulcano con una propria centrale geotermica per sostenere i consumi di elettricità necessari alle operazioni di mining. Non è lo script di una serie sci-fi ma il sogno erotico di Bukele. Peccato che il 91% della popolazione vuole i dollari e il sistema di pagamento Chivo che ha implementato non riesce nemmeno a caricare le foto dei nuovi utenti senza cedere.

I leader millennial hanno imparato a opporsi al capitalismo in 15 secondi per far stare tutto in una Stories di Instagram, a esporre la loro fede ecologista mentre fanno un balletto. A usare filtri, avatar, meme, lettura dei tarocchi e vestitini da cosplayer senza sembrare cretini grazie al fatto che non hanno ancora compiuto quarant’anni.

Hanno la giustificazione pronta, “Ho trent’anni, questo è il mio linguaggio, il mio mondo”. Ma niente è comprensibile senza distacco, nemmeno il proprio mondo. È per questo che servono le alzate di sopracciglia dei pochi vecchi saggi rimasti che ti ricordano che no, non è ok usare parole che devi cercare su urban dictionary per impressionare una commissione di over cinquanta. Nemmeno ritwittare chi ti difende quando dici che la gente può fare ammucchiate in zona rossa. O mettersi una tutina in latex per piacere ai nerd.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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