L'economia italiana è ferma. Crescita zero nel secondo trimestre

gaia vendettuoli

L'Italia è ferma. Il rilancio dell'economia non potrà non essere al centro delle priorità del futuro governo M5s-Pd, che si trova a prendere il timone di un Paese in cui continua la fase di stagnazione, con il Pil rimasto invariato nel secondo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti e diminuito dello 0,1% su base annua. I dati Istat confermano la crescita zero in termini congiunturali, mentre l'istituto rivede al ribasso il dato tendenziale, che nelle stime di fine luglio risultava nullo. La crescita del Pil acquisita per il 2019 (ovvero quella che si otterrebbe se i restanti trimestri dell'anno si chiudessero con una variazione nulla) risulta pari a zero.

Attesa per una svolta politica

Nel giorno delle consultazioni delle forze politiche da parte del premier incaricato, Giuseppe Conte, c'è spazio anche per i commenti sul Pil. È il segretario del Pd Nicola Zingaretti che proprio al termine del colloquio con Conte sottolinea: "L'incontro che si è svolto nel giorno in cui l'Istat conferma dati negativi che confermano la necessità di una svolta e l'esigenza di aprire in Italia una nuova stagione politica per il nostro Paese". Mentre l'ex segretario Pd Matteo Renzi ha commentato in un tweet: "I dati di Istat di oggi dicono che l'Italia populista lascia con il Pil negativo. Bisogna sbloccare i cantieri e rilanciare i consumi. In questo quadro aumentare Iva per votare sarebbe una catastrofe: come possono non capirlo? L'Italia deve ripartire, non inchiodare". 

I timori di una recessione preoccupano commercianti e consumatori

Il quadro che emerge preoccupa Confcommercio: "L'economia italiana è sostanzialmente ferma da cinque trimestri e non si intravedono segnali di un concreto miglioramento nel breve periodo - è l'analisi dell'Ufficio Studi - e l'aspetto più critico in questo contesto, che rischia a breve di subire anche i contraccolpi del rallentamento dell'economia europea, è rappresentato dalla perdurante stagnazione dei consumi delle famiglie".

Per la confederazione "è importante arginare la progressiva perdita di fiducia, anche attraverso la sterilizzazione degli interventi sull'Iva, al fine di creare prospettive migliori per il 2020, evitando che ci si limiti ad un incremento del Pil infinitesimale come nell'anno in corso". Sulla stessa lunghezza d'onda Confesercenti che, partendo dal presupposto che "i segnali di arretramento dell'economia si rafforzano", ritiene che "per non scivolare in uno scenario recessivo, la priorità (del nuovo governo, ndr.) deve essere un intervento mirato a rilanciare la crescita della nostra economia, che stenta a ripartire in modo preoccupante da anni e con le imprese, soprattutto quelle del commercio, che subiscono fortemente gli effetti dei consumi fermi e delle vendite in calo". 

Tutte d'accordo le associazioni dei consumatori nel lanciare l'allarme stagnazione. Per l'Unione nazionale consumatori, "l'Italia è a un passo dalla recessione" e "se non ci saranno straordinari miglioramenti nei prossimi trimestri, siamo destinati ad avere per fine anno una contrazione del Pil, tornando in territorio negativo". Gli fa eco il Codacons, che parla di "spada di Damocle dell'Iva che incombe" e di "un quadro estremamente preoccupante che deve portare il prossimo Governo a disinnescare le clausole di salvaguardia, primo vero passo verso la salvezza di imprese, famiglie e sistema economico".