L'Economist: "Giocare i Mondiali in Qatar? Scelta perfetta"

ERCIN ERTURK / ANADOLU AGENCY / ANADOLU AGENCY VIA AFP

AGI - L'Economist definisce "perfetta" la scelta della Fifa di scegliere il Qatar come sede dei Mondiali di Calcio a meno che non si voglia "che il torneo ruoti tra Finlandia, Norvegia e Svezia" e liquida come "ciechi pregiudizi" le critiche che stanno animando l'apertura della kermesse.

"L'idea di portare la Coppa del Mondo in giro nel pianeta è giusta: il Medio Oriente è pieno di tifosi, ma non ha mai ospitato l'evento prima, e non lo ha fatto neppure mai alcun Paese musulmano. Se la Coppa del Mondo si doveva mai tenere in un posto del genere, il Qatar è una scelta perfetta". E argomenta anche la sua tesi.

Innanzitutto la questione migranti che, secondo il settimanale britannico, è analizzata "attraverso una lente distorta. Per prima cosa, l'emirato è più aperto alla manodopera straniera dell'America o di qualsiasi Paese europeo.

I qatarini, quanti sono nati in Qatar, costituiscono solo il 12% della popolazione" e seppure questi migranti "a volte vengano maltrattati, i loro salari sono tali che cambiano le loro vita, tanto è vero che così tanti vogliono andare in Qatar. E se il fatto di aver ospitato due volte le Olimpiadi non ha reso la Cina più democratica", l'organizzazione della Coppa del Mondo ha "migliorato le leggi sul lavoro del Qatar".

Murky dealing, exploitation, prejudice: what ought to be a festival of harmony will instead be a showcase of international woes, not least the rise of petro­-fuelled autocracy https://t.co/Q66qxFr5du

— The Economist (@TheEconomist) November 20, 2022

Poi il tema dei diritti civili: "L'affermazione che il Qatar sia un covo di omofobi è fuorviante. Il sesso gay è illegale, è vero, ma lo è anche tutto il sesso al di fuori del matrimonio. Tuttavia, non ci sono tanti processi per questo tipo di infrazioni e comunque tali leggi (conservatrici ma raramente applicate) sono comuni in gran parte del mondo in via di sviluppo e in quasi tutti i Paesi musulmani".

C'è poi il tema delle mazzette che il Qatar avrebbe pagato per assicurarsi la Coppa del Mondo di calcio. "Magari è vero ma non ci sono le prove", e comunque il problema allora è della Fifa più che del Qatar e "il mondo avrà sempre Paesi ricchi: ha bisogno di autorità sportive in grado di difendersi da indebite influenze".

Infine l'argomentazione più forte contro il Qatar come Paese ospitante, ovvero la questione ambientale. "Con il surriscaldamento del pianeta, sembra una follia far volare legioni di giocatori, tifosi e tirapiedi perché corrano in nuovi stadi climatizzati sull'erba idratata da acqua desalinizzata. La tesi dei padroni di casa secondo cui l'evento sarà a emissioni zero è dubbia. Ma questo è un vizio di tutti i grandi eventi sportivi. E grazie a un'ingegneria intelligente, rinfrescare gli stadi non è così inquinante come si potrebbe pensare": i 3,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica che, secondo la Fifa, saranno l'impronta carbonica del torneo "sono solo lo 0,01% delle emissioni globali di quest'anno".