L'editoria americana ha un problema con la libertà d'espressione?

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Dunque, per fortuna era infondata l’indiscrezione secondo la quale la casa editrice Random House avrebbe cassato la pubblicazione di una raccolta di saggi di Norman Mailer, in programma per il centenario della nascita dello scrittore, in particolare per evitare l’urticante “The White Negro” scritto da Mailer nel 1957. Bene. Anzi, benino. Anzi male. Random House ha infatti smentito di aver voluto pubblicare alcunché di Mailer per celebrarne il centenario.

Strano, un’’occasione perduta: Mailer è sempre molto famoso, il suo nome appartiene indiscutibilmente al pantheon della letteratura americana del Novecento. E infatti apprendiamo che una raccolta di saggi di Mailer, compreso “The White Negro” con quel titolo così indigeribile, verrà sì pubblicata, ma dal piccolo marchio editoriale Skyhorse. Coincidenza vuole che Skyhorse sia anche il piccolo marchio editoriale che ha consentito in America (in Italia la coraggiosa Nave di Teseo) la pubblicazione del memoir di Woody Allen “A proposito di niente”, tenuto lontano dalle case editrici correttissime e mainstream.

Ulteriore coincidenza vuole che Skyhorse abbia pubblicato anche la biografia ufficiale di Philip Roth firmata da Blake Bailey, sottoposta a una fatwa e a un sicuro falò dopo le accuse di molestie sessuali che hanno raggiunto il biografo di un autore già bollato come “sessista” e “misogino”. Mailer, Allen, Roth: non proprio figure marginali e di poco nome. Dobbiamo constatare l’esistenza di una casa editrice rifugio come Skyhorse? C’è forse qualche problema di libertà d’espressione nella grande editoria americana?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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