L'effetto dell'auto elettrica sulla borsa

Matteo Buffolo

Giornata sugli scudi per il settore automobilistico sui listini europei, a partire da Piazza Affari. Mentre in tutto il continente si fa strada l'ipotesi di piani per sostenere il comparto, messo in grave difficoltà dalla pandemia e dal lockdown che, oltre ad aver fermato la produzione hanno anche di fatto sostanzialmente azzerato le vendite, i titoli dei grandi gruppi del settore provano a ripartire.

A Milano oltre a Fca, che ha chiuso la giornata con un guadagno del 3,39% e che ha incassato il via libera del cda di Intesa Sanpaolo a un finanziamento da 6,3 miliardi necessario per sostenere un comparto cruciale per l'Italia, sono ben comprate anche il produttore di pneumatici Pirelli, lo specialista dei freni Brembo (+8,58%), la componentistica di Sogefi (+5,09%).

A riportare gli acquisti sui titoli, oltre ai bassi prezzi, le posizioni che stanno arrivando da più parti del panorama politico europeo: il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha detto che il governo, nella strategie per sostenere la ripresa, sta lavorando a "piani specifici" per alcuni settori, fra cui quello auto, con l'auspicio di poter contare per la loro messa a terra anche sulle risorse del 'recovery fund' europeo.

"Non è derogabile un intervento di sostegno all'automotive che pero' non deve mettere in discussione obiettivi Pniec che ci siamo dati rispetto alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni di Co2 che vedono il settore dei trasporti come un elemento fondamentale delle riduzioni delle emissioni con uno spostamento verso la trazione elettrica", ha sottolineato da parte sua il titolare dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli.

Il supporto al settore dell'auto è sì necessario per le grandi case automobilistiche, ma anche per sostenere tutto l'indotto e il comparto dell'acciaio, che soffrono dello stop alle vendite di autoveicoli e che già nei mesi scorsi avevano pagato le difficoltà dei grandi produttori tedeschi, sbocco dell'export di molte pmi.

Quanto vale l'uato in Italia

La filiera automobilistica allargata italiana, inclusiva dei servizi attinenti al settore automotive, occupa oltre 1 milione di persone, impiegate in circa 200.000 piccole e medie imprese, con un fatturato pari a circa il 19% del pil del Paese. Nello specifico il settore automotive interessa oltre 400.000 addetti che risultano pari a oltre il 7% del settore manifatturiero; il fatturato del comparto, che raggiunge i 106 miliardi di euro, e' pari all'11% del settore manufatturiero e al 6,2% del pil.

Il 66% degli autoveicoli prodotti in Italia è destinato ai mercati esteri e la contribuzione al gettito fiscale nazionale per oltre 76 miliardi di euro è pari al 16% delle entrate tributarie totali dello Stato; il mondo dell'auto è importante anche per il contributo a ricerca e innovazione, con quasi 1,5 miliardi di investimenti in Italia. Le stesse linee guida stanno prendendo piede anche in Francia, con il presidente Emmanuel Macron in prima linea nel disegnare un piano da 8 miliardi che sia di supporto alle due grandi case automobilistiche del Paese, Renault e Psa Peugeot, e al loro indotto, ma che guidi anche la transizione verso l'elettrico.

Anche per questo nella strategia francese dovrebbe trovare spazio il rilancio del progetto Alliance per le batterie, così da svincolare i costruttori europei dalla dipendenza da quelle asiatiche. D'altra parte, sottolinea un report di Transport & Environment intitolato "Can electric cars bit the Covid crunch?", lo scorso anno case automobilistiche e governi del continente hanno annunciato investimento su questo fronte per 60 miliardi, riportando in Europa risorse che prima erano pensate per puntare sul mercato cinese; fra fondi pubblici e privati, l'impegno del Vecchio Continente vale 3,5 volte quelle di Pechino.