Lega e Istat (a guida leghista) smontano decreto Dignità e salario minimo

Gabriella Cerami

Il desiderio leghista di mettere mano al decreto Dignità e la bocciatura dell’Istat al salario minimo lasciano Luigi Di Maio sottoscacco. Il vicepremier grillino sbotta: “Adesso è troppo”. I suoi temi, quelli che dovrebbero servire per risollevare il Movimento, sono finiti nel mirino dell’alleato che sembra abbia iniziato il bombardamento per smontarli. L’incontro di questa mattina tra il capo politico M5s e i suoi ministri era già in programma ma, visti i presupposti, il capo pentastellato, finito in un cono d’ombra dal giorno dopo il voto delle Europee, si è trovato costretto ad alzare la voce: “Il decreto dignità non si tocca. Chi rivuole ampliare la portata dei contratti a termine, sottopagando i lavoratori e altro, può rivolgersi a Renzi. Il Jobs Act è stata una delle peggiori legge mai fatta negli ultimi 20 anni”.

Una fonte M5s ragiona così: “Ci siamo appiattiti sulla Lega assecondando ogni richiesta ma dobbiamo anche mettere un freno alle loro provocazioni”. E l’ultima provocazione riguarda il disegno di legge presentato dal Carroccio e che sarà incardinato a fine mese in commissione Lavoro. Il testo prevede che i contratti collettivi potranno individuare “causali aggiuntive” e quindi si allargherà la possibilità di ricorrere a contratti a tempo indeterminato. La proposta arriva dal sottosegretario Claudio Durigon ed è stata subito fermata da Di Maio.

L’invasione di campo leghista si spinge fino al salario minimo, il cui disegno di legge targato Movimento 5 Stelle dovrebbe arrivare al Senato questa settimana ed essere inserito nella legge di bilancio. Per i leghisti deve andare di pari passo al taglio del cuneo fiscale, cioè delle tasse sul lavoro. Nulla in contrario per il Movimento che asseconda l’alleato ma nello stesso tempo deve reagire ai dubbi sollevati dall’Istat a guida Gian Carlo Blangiardo, il presidente portato dalla Lega, per il quale “sarebbe di quasi 700 milioni, precisamente 698 milioni di euro,...

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