Lega, l'ex ministro Speroni: "Salvini-Giorgetti? Ha ragione Matteo, no ingresso nel Ppe''

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"Io non so se queste divisioni sono vere o meno. Oggi, alle 18, ci sarà un Consiglio federale e solo al termine si potranno capire veramente le varie posizioni all'interno della Lega. Solo alla fine della riunione vedremo se si è trattato di una montatura giornalistica o un ballon d'essai di Giorgetti per qualche altro fine. Il chiarimento dovrebbe arrivare stasera". Lo dice all'Adnkronos Francesco Speroni, esponente storico della Lega bossiana, commentando la frizioni interne al partito di via Bellerio tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, a partire dalla collocazione europea della Lega.

''Dobbiamo capire - insiste l'ex ministro delle Riforme del primo governo Berlusconi- se le frizioni esistono davvero. Anche perchè le polemiche riguardano in particolare una dichiarazione fatta da Giorgetti a Vespa per il nuovo libro" del conduttore di 'Porta a Porta'. E questo ''mi fa presupporre che non ci sia un'immediatezza. In ogni caso, nella Lega c'è una posizione diversa, cosa che è normale all'interno di un movimento politico, sulla collocazione europea della Lega: Giorgetti propende per un ingresso del Ppe, mentre Salvini vuole 'rifondare' il gruppo in cui si trova".

"Ora -ragiona Speroni- non si è capito se Salvini vuole allargare all'Ungheria e alla Polonia o pensa che Ungheria e Polonia debbano essere il nucleo fondante di un nuovo gruppo, che però per esistere ha bisogno dell'apporto di altri 4 paesi europei. Non bastano, insomma, polacchi e ungheresi... E poi, la Le Pen la vuol tenere o no?''.

E ancora: ''quanto agli altri che sono nel suo gruppo, li vuol tenere tutti o escludere qualcuno?''Comunque, spiega Speroni, ''al di là di questi tecnicismi, un fatto è certo: salvini non vuole entrare nel Ppe, secondo me giustamente, perchè siamo sempre stati diversi dl Partito popolare europeo, che, sostanzialmente, è la Democrazia cristiana europea.... Noi siamo sempre stati in contrapposizione alle 'Democrazie cristiane', ovvero a quelli che chiamavamo i partiti romani. Quindi -conclude Speroni all'Adnkronos - non vedo perchè adesso dobbiamo cambiare idea".

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