Lega non molla commissioni: "Pd-M5S dovranno trattare"

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di Francesco Saita  

Si accende lo scontro tra Lega e governo sul tema delle Commissioni parlamentari in mano agli uomini di Matteo Salvini. A dar fuoco alle polveri è il senatore Roberto Calderoli, che avverte il nascente esecutivo, promettendo, intervistato da Libero, di "sotterrare il governo sotto milionate di emendamenti". "Mostrerò a Conte e a suoi ministri cose che nemmeno si immaginano…", aggiunge il vicepresidente del Senato. Che poi sul tema delle Commissioni a guida leghista, ben 11 tra Senato e Camera, fa sapere che potranno mettere in seria difficoltà il Parlamento.  

"Il presidente - ricorda l'esperto di regolamenti parlamentari della Lega - è quello che convoca le sedute della commissione, riunisce l’ufficio di presidenza che deve decidere il calendario delle discussioni e se questo non viene votato all’unanimità deve andare in commissione. E qui, non in tutte Pd e M5S hanno la maggioranza, quindi dovranno trattare… e perdere tempo. Molto tempo…".  

Parole che vengono subito stigmatizzate dal Pd. "Il senatore Calderoli deve sapere che se i presidenti di commissione della Lega metteranno in atto comportamenti ostruzionistici esiste il modo di sostituirli prima del biennio previsto da regolamento", replica su Twitter Alessia Morani, deputata dem. 

Un botta e risposta poi si registra tra Davide Faraone, senatore del Pd e il presidente della Commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai. Al dem che accusa, via Twitter, la Lega di avere "una concezione surreale della democrazia: nessuna proposta, ma solo impedire alla maggioranza di lavorare", risponde l'economista della Lega, rimandando al mittente l'accusa di ostruzionismo. "Ciao Davide! - è il cinguettio del leghista - . Ricordo con simpatia il tuo ostruzionismo in Commissioni VI e XI riunite. Hai smarrito la tua copia del Regolamento? Ti presto la mia". 

La Lega intanto, all'unisono, ribadisce che le 11 presidenze che il partito di Salvini ha in mano, tra Senato e Camera, non cambieranno composizione, "perché è quanto prevede il regolamento", sottolineano in coro all'AdnKronos i parlamentari della Lega a capo degli organismi di Camera e Senato, facendo sapere che "non molleranno le presidenze, rispettando però le prerogative di tutti".  

"Noi attaccati alle poltrone? Queste accuse dimostrano solo un grande analfabetismo costituzionale: perché il governo è il governo, ed è una cosa, mentre il parlamento è il parlamento, e resta altra cosa", dice Claudio Borghi, a capo della Commissione Bilancio della Camera. 

"Altro che ostruzionismo, sono pronto a convocare la Commissione anche martedì prossimo, per dare il via libera all'acqua pubblica", sottolinea Alessandro Benvenuto, presidente leghista della Commissione Ambiente della Camera, aggiungendo sibilino "che certo se mancasse l'accordo politico tra M5S e Pd non sarebbe allora problema mio".  

Dal Senato il presidente della Commissione Affari costituzionali, Stefano Borghesi replica così al Pd: "E' stata messa in piedi una polemica pretestuosa, che non capisco da dove nasca, penso che vogliano solo nascondere il fatto che le poltrone le vogliano loro". 

“Non ho alcuna intenzione di dimettermi da presidente della commissione Cultura. Resto al mio posto e seguiterò a garantire le posizioni di tutti come ho sempre fatto", assicura il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega. In linea il collega Andrea Ostellari che si limita ad assicurare che in commissione Giustizia, sempre a Palazzo Madama "noi seguiremo le regole".