Lega Nord e Lega Per Salvini Premier: una strategia per due partiti

lega salvini

Lega Nord e Lega Per Salvini Premier, non solo una questione di nome. Da un’analisi di Fanpage fatta sui bilanci dei due partiti emerge la strategia del movimento politico sulla questione economica e fiscale alla base del complesso sistema. Spostare tutti gli attivi nella nuova Lega e lasciare nella vecchia i debiti con lo Stato, tra cui i 49 milioni di euro.

La strategia dei due partiti

Lega sì, ma quale? D’altronde quella guidata da Matteo Salvini è l’unica forza sulla piazza politica italiana, giusto? Ad analizzare i sondaggi, però, si viene presto contraddetti: la Lega è in realtà sdoppiata. Guardando bene gli ultimi movimenti finanziari del partito leghista compaiono due entità diverse, quella della storia Lega Nord e la Lega Per Salvini Premier: partiti con diversi codici fiscali e differente autonomia patrimoniale, con l’unica differenza della distinzione pubblica tra le due. Mai ricordata. Due partiti con fin troppe similarità: statuti pressoché identici, stesso amministratore – il deputato Giulio Centemero -, stessa sede legale – quella in via Bellerio 41, Milano – e il medesimo – e conosciuto – leader: Matteo Salvini. Per ritrovare la vera differenza bisogna quindi andare a guardare nelle tasche dei due partiti, poiché in quello storico fondato da Umberto Bossi 30 anni fa “per l’indipendenza della Padania” grava ancora l’enorme debito dei 48,9 milioni di euro della truffa ai danni dello Stato, come stabilito dalla storica sentenza del tribunale di Genova. Concatenato a questo, tutte le differenti donazioni provenienti da aziende, cittadini e parlamentari che entrano direttamente nelle casse del partito Lega Per Salvini Premier, una scatola nuova senza guai con la giustizia e fisco italiani. Partito a cui nessuno, teoricamente, può chiedere i soldi della maxi truffa allo Stato. Una strategia, quella del Carroccio, emersa mettendo in rassegna i dati sui finanziamenti privati ai partiti dell’anno 2019 incrociati con gli ultimi bilanci disponibili di Lega Nord e Lega Per Salvini Premier. Partito, quello di Salvini, fondato tre mesi dopo la condanna del tribunale di Genova, ovvero nell’ottobre 2017, e che registrò nel suo primo anno d’attività un incasso di 2,5 milioni d’euro, provenienti in larga parte dal due per mille. Una strategia che a partire da gennaio 2019 ha subito un’ulteriore rivisitazione, quando ha visto la maggior parte dei leghisti iniziare a versare il proprio obolo nelle casse proprio della nuova Lega, e non più nello storico partito, alla quale si sono presto aggiunti i versamenti di aziende, cittadini comuni e dei parlamentari. Proprio quest’ultimi costituiscono la fetta più grossa dei ricavi registrati dal movimento, che ai dati aggiornati ad agosto ammontano a circa 3 milioni di euro, contro i soli 200 mila della vecchia Lega.

La Lega Nord e i 49 milioni

Secondo i bilanci resi disponibili, a sopportare ancora i costi maggiori è la Lega Nord, che per le diverse attività ordinarie ha speso 5,5 milioni di euro, contro gli 1,2 della Lega di Salvini. Cosa piuttosto naturale se si considera che la maggior parte dei dipendenti del nuovo movimento è a carico della vecchia Lega, che dichiara 9 lavoratori contro i 3 del partito di Salvini, che dati i pochi costi per le attività ordinarie gode d’ottima salute finanziaria, con una disponibilità liquida che ammonta a 1,3 milioni di euro contro gli 800 mila del vecchio. Una differenza destinata ad aumentare, considerando dove sono finite le donazioni dei parlamentari dell’ultimo anno, e destinata inoltre a far chiudere alla Lega Nord l’anno in perdita. L’ultimo punto apre un problema che riguarda non solo i leghisti, ma anche tutti i cittadini italiani. Secondo un accordo stipulato nel settembre 2018 dagli avvocati del Carroccio con la procura di Genova, il partito potrà restituire in maniera rateizzata i quasi 49 milioni di euro di truffa allo Stato in un tempo massimo di 76 anni. A tal proposito, Salvini aveva dichiarato che a ripagare il debito sarebbero stati i parlamentari della Lega stessa: tutto sta a capire quale partito, partendo proprio dal premier. Dati alla mano, Salvini versa 3 mila euro al mese, ma se da quest’anno i bonifici entrano direttamente sul conto corrente della nuova Lega – che non ha alcun debito nei confronti dello Stato – chi versa i soldi nel vecchio? Giancarlo Giorgetti, ad esempio, e con lui l’eurodeputato Angelo Ciocca con l’ex vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia, ma i flussi di cassa restano divisi, così come gli schieramenti interni alla Lega. E la domanda sorge spontanea: come potrà, la vecchia Lega, restituire i 45 milioni di euro allo Stato ora che le principali fonti di entrata del movimento sono state spostate sulla Lega di Salvini? Quale garanzia abbia lo Stato sulla restituzione dei soldi non è ben chiara: vecchi immobili di proprietà del partito cui valore ammonta a 7 milioni? Non sarebbero sufficienti per estinguere il debito. Vengono alla mente le parole pronunciate nel 2013 da Roberto Maroni, predecessore di Salvini, durante l’indagine Breakfast condotta dalla procura di Reggio Calabria: “Bisogna fare la bad company dove rimane dentro un cazzo”. L’ipotesi che anche le ultime garanzie del vecchio partito vengano travasate nel nuovo sembra l’opzione più probabile per ora. Una strategia proposta ai tempi dall’ex segretario leghista che il nuovo sembra aver preso alla lettera, cui mossa finale vede lasciare tutti i debiti con lo Stato nelle vecchia Lega e spostare tutti gli attivi nella nuova.