Lega, Salvini pensa a un partito snello

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di Francesco Saita 

Sotto l'albero di Natale Matteo Salvini si regala il restyling della Lega e una sede del Carroccio a Roma. Ma anche meno dirigenti nell'organigramma del primo partito italiano - secondo gli ultimi sondaggi - e più attenzione alle regioni, dalla Val d'Aosta alla Sicilia. E' questo il profilo della compagine leghista che si presenterà rinnovata già al voto in Emilia Romagna e Calabria, il prossimo 26 gennaio.  

Il Federale di lunedì scorso, ha convocato il congresso leghista, quello della Lega Nord, per il 21 dicembre. Salvini chiede di modificare le regole, guardando al futuro. "Siamo nel 2019, il fatto che la Lega sia ormai un movimento nazionale mi sembra chiaro ed evidente'', ha detto oggi alla Camera. E' un momento di transizione tra la tradizionale Lega padana e il movimento che ha in mente Salvini. 

Ma quello del 21 non sarà il congresso che chiuderà l'esperienza con la vecchia Lega Nord, quella fondata da Umberto Bossi, presente anche lui al Federale di lunedì, nonostante sia ancora convalescente. "Non ci sarà alcun commissariamento del vecchio partito", assicura una fonte vicina al segretario. Ma di cambiamenti ce ne saranno. 

Certo è che le modifiche allo statuto punteranno a snellire l'ormai vecchia Lega Nord. Non ci saranno più, a quanto apprende AdnKronos, i responsabili centrali della organizzazione: niente più responsabili del tesseramento (attualmente Luigi Augussori) e organizzativo (Roberto Calderoli). Il lavoro delle tessere e l'organizzazione, confluiscono in Lega per Salvini premier, il nuovo partito nato a dicembre del 2017. Il simbolo e il nome non si toccano, almeno per ora. 

Salvini conferma i suoi due vice, l'ex ministro Lorenzo Fontana e Andrea Crippa, già capo dei giovani della Lega, sui quali la fiducia è confermata. Delegato a lavorare sugli statuti è Roberto Calderoli, il vicepresidente del Senato, che ha già firmato l'operazione che ha portato alla nascita della Lega per Salvini premier due anni fa.  

Ormai sembra silenziosa l'opposizione nordista. Al Federale, raccontano, Gianni Fava, voce del dissenso non ha voluto fare alcun intervento.