Lega unita (ma sola) sui tamponi rapidi validi 72 ore per il 15 ottobre

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(Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)
(Photo: Francesco FotiaFrancesco Fotia / AGF)

Autorizzare la validità dei test nasali fai-da-te, che si comprano in farmacia. Considerare l’ipotesi di allungare la durata dei tamponi rapidi da 48 a 72 ore. Insomma: “Venire incontro alle aziende, consentire di organizzarsi o il 15 ottobre sarà il caos”, dicono in tandem i governatori del Veneto Zaia e del Friuli Fedriga. A sei giorni dall’entrata in vigore del green pass nei luoghi di lavoro la Lega apre un nuovo fronte. Strategico e comunicativo insieme. E’ il primo esito della tregua tra partito di lotta e di governo, frutto della consapevolezza che senza una sinergia salta il banco per entrambi. Una nuova battaglia politica che parte dai territori, accolta per ora dal gelo di Palazzo Chigi. E dallo smarcamento degli alleati di Forza Italia, che chiedono all’opposto l’obbligo vaccinale.

La giornata si apre con due interviste gemelle affatto casuali: a lanciare l’allarme per conto del mondo produttivo sono due pezzi da novanta, insospettabili di simpatie No Vax. Il Doge Bianco che ha schierato il Veneto in prima linea sul fronte delle immunizzazioni e che stavolta avvisa: “In Veneto 590mila No Vax, una parte non si vaccinerà mai, semplificare le procedure o le imprese saranno senza personale”. E Fedriga, golden boy salviniano e presidente della Conferenza delle Regioni che mercoledì esaminerà il dossier: “Non penalizziamo la ripresa, guardiamo agli altri Paesi Ue”. Salvini stavolta si accoda, con toni soft: “Allungare il green pass da 48 a 72 ore è possibile, anzi doveroso. Fondamentale evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre.

La Lega – una sola, e pure saggia – apre una breccia nella linea rigorista del governo. Ma la proposta, per ora, cade nel gelo. Tace Palazzo Chigi, che si riserva di vedere i numeri definitivi dei lavoratori non vaccinati. L’ultimo monitoraggio tratteggia 3,2 milioni di “renitenti” nella fascia 30-50 anni che salgono a 4,5 milioni se si arriva ai 60 anni. L’esecutivo prende tempo, vuole valutare fino all’ultimo momento utile. Da fonti governative filtra che una rimodulazione delle regole sul green pass in fabbriche e uffici non è per ora all’ordine del giorno. Il premier Draghi e il ministro Speranza non sono inclini ad allentamenti della strategia di “induzione alla vaccinazione”, ma la decisione finale sarà presa su basi pragmatiche. E la settimana prossima sarà ovviamente decisiva.

Il dato politico è che la Lega è sola. Dal Nazareno trapela che “l’unica strada è il rispetto delle norme votate da tutti e il monitoraggio della loro applicazione, poi valuterà il governo”. Un richiamo al via libera dei ministri leghisti al “super green pass” che entrerà in vigore il 15 ottobre. Mentre Forza Italia si posizione all’estremo opposto di questa battaglia rispetto agli alleati di centrodestra. Se infatti i ministri sono allineati con Draghi, la capogruppo al Senato Anna Mara Bernini accelera: “Per evitare il caos e tutelare l’economia il governo valuti l’introduzione dell’obbligo vaccinale”. Stessa analisi della Lega, soluzione radicalmente diversa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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