##Legale famiglia Regeni: Ue esiga indirizzo imputati omicidio

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Bruxelles, 27 ott. (askanews) - "Chiediamo agli ambasciatori dei paesi dell'Ue, a tutte le istituzioni dei paesi Ue, al Parlamento europeo, di fare tutte le pressioni che possono fare, in ogni incontro con le autorità egiziane, per avere l'elezione di domicilio dei quattro imputati del sequestro, delle tortura e dell'omicidio di Giulio Regeni. E di subordinare a questa condizione qualunque altro affare: non c'è affare che possa tenere davanti a chi sequestra, tortura e uccide un cittadino europeo".

E' l'appello lanciato da Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia Regeni, durante un dibattito della sottocommissione Diritti umani del Parlamento europeo, oggi a Bruxelles, in cui sono intervenuti in collegamento online anche Paola Defendi e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto all'inizio del 2016.

"Il 14 ottobre in Corte d'assise - ha ricordato Ballerini - si è deciso che non si può procedere in assenza degli imputati. E questo perché non è stato possibile notificare loro a mano i singoli atti con i capi di imputazione, la chiamata in giudizio, perché si sono sempre sottratti volontariamente al processo, perché lo Stato egiziano li protegge. E nessuno Stato europeo è riuscito a fare pressioni tali da ottenere almeno l'elezione di domicilio degli imputati".

"Eppure gli ambasciatori dei nostri Stati sono lì, come i rappresentati dei nostri Stati, continuamente a stringere le mani ad Al Sisi (il presidente egiziano, ndr) o ai loro omologhi egiziani". Così, ha sottolineato la legale della famiglia Regeni, "si impedisce il processo, si conclama l'impunità di chi sequestra, tortura, uccide; in questo caso un cittadino europeo, ma come sappiamo sono gli stessi che sequestrano, torturano e uccidono tre/quattro cittadini egiziani al giorno".

"Sarebbe facilissimo averli", gli indirizzi dei quattro funzionari imputati del sequestro e dell'omicidio di Giulio Regeni, che lavorano di fatto per il ministero degli Interni egiziano, ha osservato ancora Alessandra Ballerini. Ma, ha lamentato, "non siamo riusciti a ottenerli, in cinque anni e mezzo, perché non c'è evidentemente la volontà di processare chi sequestra, tortura e uccide; e questa impunità è intollerabile e traumatizzante, e non può essere definitiva. La consideriamo una battuta d'arresto, ma non può essere definitiva".

Per la madre di Giulio, Paola Defendi, "fare verità e giustizia per Giulio significherebbe anche aiutare il popolo egiziano". "Noi vogliamo innanzitutto esprimere - ha detto - la nostra solidarietà al popolo egiziano per tutto quello che gli sta succedendo". Perché con quello che è successo al giovane ricercatore italiano "il mondo ha capito che anche a un cittadino non egiziano, a una cittadina non egiziana, può succedere di essere preso, torturato e ucciso deliberatamente".

"La procura di Roma ha fatto una autopsia di più di 260 pagine" sul corpo di Giulio, "e questa è la testimonianza più grande che possiamo offrire sul non rispetto dei diritti umani" in Egitto, ha concluso Paola Defendi.

"In tutti questi anni - ha ricordato infine il padre di Giulio, Claudio Regeni - abbiamo sentito soltanto parole e poche azioni, e nessuna reale conseguenza è stata tratta".

"Mentre le nazioni singole vanno avanti, procedono secondo i propri interessi particolari" con l'Egitto, e "si organizzano esposizioni e fiere di armi, sponsorizzate da ditte di nazioni dell'Ue", nel Paese "c'è una situazione molto preoccupante per quanto riguarda i diritti umani" come hanno denunciato l'Onu e la stessa Ue. "Chiediamo supporto con azioni, oltre che con parole", da parte dell'Unione europea, ha concluso Claudio Regeni.

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