Legale Provenzano: "Brusca? Su stragi abbiamo ancora buchi enormi"

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"Il tribunale del riesame dice che Brusca non ha fatto un vero pentimento, un ravvedimento civile. Ci credo, perché sulle stragi abbiamo buchi di conoscenza enormi. D'altra parte, neppure tutti gli altri collaboratori (anche delle stragi) hanno colmato i buchi o hanno fatto il percorso di 'pentimento'. Ma sono tutti fuori dal carcere da anni e anni". Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Rosalba Di Gregorio, per anni legale di Bernardo Provenzano e oggi legale degli imputati che per anni sono stati accusati ingiustamente della strage di Via D’Amelio.  

"Cancemi per esempio non fece un giorno di galera. Ferrante, Ganci, Anselmo, Santino Di Matteo... tutti liberi- dice ancora Di Gregorio- Di Matteo, per esempio, non ci ha voluto mai spiegare il senso della conversazione fra lui e la moglie quando parlavano di poliziotti infiltrati in via D’Amelio". "Non mi pare un gran ravvedimento civile! - dice il legale - E allora viene malignamente il dubbio che il problema sia diverso. Per esempio, la frase di Brusca ‘che ne sa Buscetta delle delibere di Commissione?’ Già. Il famoso 'teorema' con cui si risolse , ai tempi, il problema della responsabilità della delibera delle stragi! Fu Cosa nostra e basta - dice - Se le stragi , però, vedono la presenza di 'soggetti esterni' (dopo Spatuzza e il depistaggio Borsellino è difficile non pensarlo). Se Brusca è pure quello di Gioè, di Bellini, se ci sono sospetti su suoi contatti con i Servizi di sicurezza (un pentito lo ha invitato a rivelarli in un libro, forse Monticciolo, ma non sono certa se fu lui), forse Brusca non può uscire neppure per questo".  

E ancora, aggiunge Di Gregorio: "La richiesta di 'scuse' ai parenti delle vittime, chiesta o non chiesta 'per pudore' non mi pare un grande argomento giuridico, in verità. Fino ad ora la giurisprudenza mi pare abbia escluso la necessità di un pentimento morale e civile, affermando la sufficienza dell’apporto collaborativo - dice ancora - Ha pure fatto a meno, mi pare, del requisito della costanza e immediatezza delle dichiarazioni dei pentiti, consentendo ricordi 'a rate' e ripensamenti. Ben venga, allora, la severità, ma solo se vale per tutti, perché applicata in un solo caso, rischia di far formulare dubbi".