Legge anti-inchino: arrivano le deroghe

Dopo il naufragio della Costa Concordia, e sull'onda emotiva scatenata dalla tragedia, si era tutti d'accordo: basta agli inchini. Basta, cioè, all'avvicinamento delle navi da crociera alla costa, basta mettere a repentaglio le vite dei passeggeri per mere ragioni "turistiche".

Così, è arrivata la legge sulle Rotte, prontamente ribattezzata legge anti-inchino, un provvedimento firmato dal Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, e da quello dello Sviluppo economico, Corrado Passera, proprio per vietare il passaggio ravvicinato delle navi ai parchi marini. Addirittura, il Ministro Clini, dall'Isola del Giglio, dichiarò, senza mezzi termini ed esaltando il decreto come una reazione sana della politica ad un'anomalia da sanare: «Stiamo dando una risposta completa all’immagine di un’Italia pasticciona», disse il Ministro. E aggiunse: «E’ una risposta di un Paese evoluto che sa fare».

Il problema è che il Paese evoluto, una volta che passa la fase dell'indignazione di pancia ed è stata fatta la legge, subito dopo deve trovare in qualche modo l'inganno. Meramente per ragioni economiche.

E così, prima Portofino e Livorno poi, hanno deciso di andare in deroga – una metodologia che piace molto alla classe dirigente italiana, a tutti i livelli - alla legge «anti inchino».

Così, il comune di Livorno ha dato parere favorevole a un'ordinanza della capitaneria di porto: in prossimità di Gorgona e delle Secche della Melora, la legge anti-inchino non vale più. Solo per individuare «un corridoio che consente la piena operatività del nostro porto», ha spiegato l'assessore del Comune di Livorno Mauro Grassi.

A Portofino la questione è più orientata verso il business dei turisti da crociera: una base potenziale di 280mila passeggeri delle navi che seguono le rotte “proibite”, che non avrebbero più rimpinguato le casse del terziario ligure nel Golfo del Tigullio, qualora la legge anti-inchino fosse stata operativa.

Insomma, in nome della necessità, dell'utilità, del profitto, si va in deroga alle leggi promulgate per ragioni di sicurezza. E improvvisamente la sicurezza diventa meno importante. A che serve, dunque, coprire le falle dell'Italia pasticciona, se poi la coperta può essere tranquillamente bucherellata?

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