Legge elettorale, Calderoli deposita referendum

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di Francesco Saita  

"Io sono favorevole all'elezione diretta del presidente della Repubblica, assolutamente favorevole, ci sarà poi da discutere sui poteri del capo dello Stato, nel frattempo la Lega punta all'elezione diretta dell'inquilino del Colle". Lo sottolinea all'AdnKronos il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, che questa mattina ha depositato in Cassazione il quesito referendario per l'abrogazione della quota proporzionale dalla legge elettorale. "Chiederemo questa cosa" dell'elezione diretta del Presidente, aggiunge il leghista, "attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare che presenteremo".  

Intanto "otto regioni, da nord a sud, hanno deliberato la proposta di un referendum abrogativo della legge elettorale in modo tale che nasca un sistema completamente maggioritario", dice il vicepresidente del Senato, carte alla mano, entrando prima del previsto, questa mattina, alla Corte di Cassazione di Roma, per depositare il quesito referendario su cui la Lega di Salvini vuole arrivare al voto in primavera. Anticipando che la partita aperta dalla Lega potrebbe spingersi fino all'elezione diretta del capo dello Stato. "Si creerà un fronte popolare per la raccolta delle firme per l'elezione diretta del capo dello Stato" osserva ancora Calderoli: un fronte "che credo possa essere auspicabile in tutto il Paese".  

Per ora però c'è da affrontare il nodo della Consulta, che dovrà esprimersi sulla legittimità del referendum leghista. Che però Calderoli dice di non temere. "Assolutamente no, non temo rifiuti dalla Corte costituzionale", assicura il vicepresidente del Senato. Per poi mettere sull'altolà il Parlamento se procederà a fare una nuova legge. "Ho invocato i forconi - spiega - nel caso qualcuno all'ultimo momento dovesse fare la furbizia, cambiando la legge per non fare il referendum", dice ai cronisti, puntando il dito contro "questi tentativi truffaldini dell'ultimo momento" da parte dei parlamentari. 

"A me - rimarca il leghista - sembrerebbe uno che va a rubare il lecca-lecca ai bambini e che va a modificare la legge all'ultimo momento". Nel breve, la mossa referendaria della Lega vuole dunque fermare possibili intese di governo su una nuova legge elettorale di tipo proporzionale, in grado di mettere ai margini il Carroccio. L'uomo dei regolamenti della Lega resta oltre due ore al Palazzaccio, ma non c'è nessun giallo. I consiglieri regionali del Carroccio, uscendo insieme a lui, parlano solo di lungaggini burocratiche. "Ci hanno fatto aspettare prima mezz'ora - dice un abruzzese - poi da una stanza all'altra, ma non c'è stato niente che è andato storto". "Missione compiuta", conclude il vicepresidente del Senato.  

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