Legge elettorale e poi il voto. La strategia della Lega

Federica Valenti

Gioco d'anticipo e attacchi con precisione "chirurgica" su tutti i temi nazionali, attorno ai quali il governo sta mostrando la sua "debolezza". E costruzione di un percorso 'guidato' che porti al voto anticipato, passando anche attraverso il dialogo con le forze della maggioranza come il Pd. È la strategia di Matteo Salvini che, per la prima volta, apre a quella che fino a ieri veniva 'derubricata' come "suggestione" personale di Giancarlo Giorgetti: ovvero l'apertura di un "tavolo" per riscrivere con tutti le regole, in primis la legge elettorale.

Commentando il via libera della Cassazione al referendum proposto dalla Lega sul Rosatellum bis, il segretario leghista aveva lasciato intendere la 'svolta' già giovedì. "Siamo pronti a discutere di questo e altri modelli, altrettanto utili alla governabilità con tutti", aveva sottolineato, "parti momentaneamente al governo comprese". A una decina di giorni dalla prima uscita, Giorgetti, che aveva lanciato la proposta di una Costituente, non a caso è tornato a insistere sul tema in un'intervista stamane al 'Corriere della sera'.

Poche ore dopo, nel corso di un appuntamento pubblico a Roma, Salvini è uscito allo 'scoperto'. "Io sono disposto a discutere con tutti per dare al Paese un'ottima legge elettorale che permette di governare", ha scandito. "Io sono per il maggioritario ma sono disposto a dialogare con altri", ha aggiunto, "sono disposto anche domani a sedermi attorno a un tavolo con tutti per dare al Paese una legge elettorale che permetta di votare velocemente e in maniera efficace. Quindi se c'è qualcuno che vuole scriverne una che permetta la governabilità, in un mese la chiudiamo e in primavera andiamo al voto".

Zingaretti dice sì al dialogo

L'appello di Giorgetti questa volta è stato accolto dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, secondo il quale è in atto una "crisi di sistema che va rapidamente affrontata con gli strumenti della democrazia". Dunque, "anche con una nuova legge elettorale". Il leader dem, ricordando che il Pd è per il maggioritario, ha chiesto di non far "cadere la proposta di Giorgetti di un tavolo di confronto su questi temi, da attivare nei tempi più rapidi".

Il confronto Pd-Lega è quindi avviato. Anzi, sono in corso da qualche tempo contatti sistematici tra esponenti di spicco del Pd e della Lega, rivelano qualificate fonti leghiste. Il dialogo non sarebbe direttamente tra Salvini e Zingaretti, ma tra chi si occupa del dossier legge elettorale. Proprio Giorgetti nei giorni scorsi eèstato visto chiacchierare fitto fitto in Transatlantico con Andrea Orlando, in almeno in due occasioni.

Mentre Giorgetti tesse la tela delle regole, sul territorio e a Roma, Salvini continua ad attaccare la maggioranza al governo. Il capo di via Bellerio non ne perdona una ai giallorossi, cercando di trarre beneficio dai molti errori che a suo giudizio stanno commettendo i 5 stelle ma anche i democratici. Salvini cerca di giocare in anticipo sui diversi temi, come fatto sui dossier Alitalia, Mes, decreto sisma e emendamento sulle sigarette elettroniche.

La partita dell'Emilia Romagna

I leghisti credono fortemente nella possibilità di una vittoria per la candidata in Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni. E sono convinti che difficilmente il governo e i dem possano reggere all'urto di una eventuale sconfitta di Stefano Bonaccini. Questo scenario, nelle loro previsioni, originerà una crisi profonda che lambirà l'esecutivo Conte II, con quest'ultimo che, a loro giudizio, non potrà andare oltre le Regionali in programma per la primavera 2020. In tutte le prossime consultazioni, come nel passato, la coalizione di centrodestra presenterà candidati comuni (anche se la quadra sui nomi dovrà essere trovata in un vertice tra i leader fossato per la prossima settimana).

Salvini, intanto, continua nell'opera di rafforzamento del suo partito. Il segretario leghista non ha del tutto ha abbandonato il 'vecchio' sogno di correre da solo, richiesta che sente anche provenire dai territori. Ma mantiene il rapporto di fedeltà agli alleati, anche se difficilmente, da un anno a questa parte, parla volentieri di coalizione di centrodestra.

E, quando dice 'Mai coi 5 stelle che stanno col Pd', il capo di via Bellerio, più che credere realmente in un ritorno dell'alleanza coi pentastellati, sembra strizzare l'occhio a chi nel Movimento di Beppe Grillo vive un momento di malcontento profondo che potrebbe portare ad un avvicinamento ai leghisti.