Legge elettorale, Mirabelli (ex Consulta): "Riforma inopportuna, punterebbe a convenienza partiti"

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"E' inopportuno che modifiche al sistema elettorale vengano esposte a ridosso delle elezioni. C’è il rischio che anziché aver di mira la stabilità ed il funzionamento del sistema puntino alla presunta convenienza delle forze che le approvano, spesso smentite da risultati elettorali". Così il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli che intervenendo con l'Adnkronos sottolinea: "La Costituzione non vincola a un meccanismo elettorale, anche se l'impostazione che si aveva in Assemblea costituente era piuttosto quella orientata a un sistema proporzionale che consentisse la massima rappresentanza delle forze politiche presenti nel Paese. Io non avrei fiducia taumaturgica verso un sistema elettorale o un altro".

Quale è il nodo? "La funzione di un sistema elettorale nel nostro paese come in quelli democratici è assicurare al meglio la rappresentanza delle forze politiche esistenti e garantire al meglio la stabilità dei governi - risponde Mirabelli - Sono questi due elementi quelli necessari all’equilibrio che bisogna raggiungere. Anche se i sistemi elettorali non sono di per sé risolutivi". L'ex presidente della Consulta guarda alla Germania dove "da lunghissimi anni assistiamo ad una stabilità delle forze politiche presenti in Parlamento e dove oggi si arriva a governi di coalizione tra forze politiche diverse. E' quello che accaduto sempre nel sistema italiano - rimarca - In Germania con garanzie maggiori di stabilità per effetto della sfiducia costruttiva, cioè non può essere dimissionato un governo se non è pronto un governo alternativo".

L’attuale sistema è misto quindi con elementi di maggioritario ed elementi di proporzionalità. Funziona? "Nessun sistema è in grado di risolvere problemi che non risolvono forze politiche. La crisi non è tanto elettorale quanto dei partiti. Non so se un intervento adesso sia possibile, se ci sia una prospettiva percorribile visto il disaccordo sul tema tra le forze politiche. Va valutata l'opportunità ed è necessaria attenzione - ammonisce il presidente emerito - quando un sistema elettorale forzosamente raccoglie diverse forze politiche la frammentazione si manifesta in Parlamento".

Tra gli interventi che secondo Mirabelli potrebbero essere messi in campo, "trovare un correttivo che migliori l'accordo fra elettori ed eletti, avvicinando i rappresentanti ai rappresentati e riducendo il potere fideistico che attraverso candidature in qualche modo bloccate governa l’elezione dei singoli parlamentari. Con il sistema di preferenze, che era ritenuto costoso e nutritivo del voto di scambio, in realtà si avvicinava l'eletto all'elettore", constata l'ex presidente della Corte. In che modalità? "Introducendo un elemento di scelta più diretta come la preferenza in liste ristrette e riducendo molto la dimensione dei collegi elettorali; ma lo vedo abbastanza difficile con la riduzione del numero dei parlamentari. Seppure - conclude - è proprio la modifica del numero dei parlamentari ciò che in 'zona cesarini' potrebbe giustificare un intervento in questo momento, cosa che in linea di principio sarebbe comunque da escludere".

(di Roberta Lanzara)

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