Legge salva suicidio: come funziona e quali sono i requisiti per richiedere la cancellazione dei debiti?

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La Legge 3/2012 – comunemente definita dalla stampa popolare come “legge salva suicidio” o “legge anti suicidi” – è un testo emanato 10 anni fa con lo scopo di restituire dignità al cittadino in difficoltà.

Purtroppo questa legge è tuttora poco conosciuta anche se, ultimamente, sta acquistando maggiore visibilità grazie alla riformulazione contenuta nel Nuovo Codice per la Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Perché nasce questa legge e come funziona?

In seguito al periodo nero causato dalla crisi del 2008 moltissimi cittadini italiani stretti dalla morsa del debito presero decisioni drastiche arrivando al suicidio spesso accompagnato da veri atti ostentati.

Così il Governo, spinto dalla Comunità Europea, decise di mettersi in pari con le altre nazioni creando una legge che servisse a salvaguardare i debitori in grave difficoltà.

Da qui il nome popolare di “legge anti suicidi”: una possibilità per tutelare e preservare la dignità delle persone tramite la cancellazione di debiti che non potranno mai essere pagati dal debitore.

Qual è la situazione attuale della legge anti suicidi?

Nonostante la legge anti suicidi serva ad estinguere un debito essa rimane in una sorta di limbo: la legislazione c’è ma i cittadini la conoscono poco.

La “colpa” di ciò va ricercata nella mentalità tutta italiana di considerare un debitore come una cattiva persona, qualcuno di inaffidabile che deve quindi pagare quello che merita, un cittadino che si fa beffe degli impegni presi solo per fare la “bella vita”.

Nella realtà delle cose non è proprio così: gli ultimi 20 anni hanno portato molti cambiamenti per tutti e, ad oggi, una famiglia normale che non riesce a pagare qualche rata del mutuo non ha diritto ad essere giudicata come “scansafatiche”.

Un altro dato da considerare è il costo della vita sempre più alto con stipendi sempre più bassi.

Insomma: la situazione attuale delle cose porta anche il risparmiatore più coscienzioso a fare scelte di sopravvivenza che lo portano ad indebitarsi.

La Legge 3/2012 purtroppo ha un altissimo tasso di insuccesso: il 73% delle pratiche presentate davanti al Giudice viene rigettato a causa di procedure errate, documenti mancanti o proposte inadeguate.

Il problema non sta nella legge ma nel saperla applicare a dovere: queste regole sono state inserite all’interno di un unico Codice che incamera tutte le norme presenti in merito all’esdebitamento al fine di renderle più moderne permettendo alle persone di trovare una strada per ripartire.

Attualmente si parla quindi di Nuovo Codice per la Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Cosa promette la legge salva suicidi?

Grazie alla Legge 3/2012 è possibile agire in tre modalità che portano all’estinzione totale del debito:

  1. la ristrutturazione del debito del consumatore: consiste nel proporre al giudice un piano di rientro sostenibile per chi ha contratto debiti nell’ambito privato in veste di consumatore e non per ragioni legate all’attività d’impresa;

  2. il concordato minore: a differenza della prima ipotesi è a disposizione solo dei soggetti che hanno debiti legati ad un esercizio d’impresa (come i professionisti, gli imprenditori minori, gli imprenditori agricoli, le start-up innovative e quindi gli appartenenti alla categoria dei “soggetti non fallibili”). Prevede che si possa appianare tutto il pregresso raggiungendo un accordo con i creditori;

  3. la liquidazione controllata: questa è l’opzione che prevede di mettere in vendita le proprietà del debitore per tentare di soddisfare al meglio gli interessi dei creditori. Tutto il debito che non verrà soddisfatto si renderà inesigibile, quindi di fatto il debitore sarà libero (anche se la somma recuperata non riesce a soddisfare per tutto il debito, neanche in minima parte).

Cosa cambia oggi nella Legge 3/2012?

Le modifiche contenute nel Nuovo Codice per la Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza riguardano alcuni miglioramenti della Legge 3/2012 inerenti a:

  • la possibilità di creare delle pratiche familiari: prima ogni membro indebitato di una famiglia doveva aprire una pratica a sé e ciò creava non poche problematiche (pratiche che finivano nelle mani di giudici diversi, maggiore dispendio di tempo, energie e soprattutto soldi). Oggi è possibile proporre una sola pratica a livello familiare che estingua il debito da ogni soggetto interessato della famiglia;

  • i soggetti incapienti possono sdebitarsi per una volta nella vita: un soggetto incapiente è colui che ha contratto un debito che non potrà mai pagare e che non possiede nessuna garanzia. Se l’incapiente risulta meritevole può comunque sdebitarsi alla condizione che accetti l’obbligo di pagamento del debito entro 4 anni dal decreto del giudice nel caso in cui sopravvengano utilità rilevanti;

  • gli istituti di credito saranno soggetti a verifica: se un istituto di credito ha concesso un finanziamento ad un soggetto che non aveva la possibilità di far fronte al debito in quanto già indebitato allora l’istituto sarà giudicato senza possibilità di ricorso.

Quali sono i requisiti per accedere alla legge anti suicidi?

La prima cosa che molte persone pensano sentendo questa legge è che sia perfetta per i furbi che non vogliono pagare le tasse, i fornitori, i prestiti, il mutuo, etc.

Non è proprio così: la legge anti suicidi possiede dei requisiti e stabilisce numerose regole di accesso, norme stringenti che limitano l’accesso allo sdebitamento da parte di soggetti non idonei.

Il primo criterio che viene considerato è la meritevolezza.

Vanno poi considerati altri fattori tra cui:

  • il soggetto deve essere “non fallibile” ovvero deve essere Sotto Soglia dei criteri di fallibilità e non deve essere soggetto quindi alle altre procedure concorsuali;

  • il soggetto non deve aver contratto debiti con il proposito di indebitarsi e non pagare i creditori;

  • il soggetto non deve aver commesso atti di frode ai danni dei creditori. Detto in parole povere: non puoi falsificare una busta paga o intestare i tuoi beni ad altri per incastrare i creditori.

Chi può accedere alla legge anti suicidi e quali debiti è possibile cancellare?

I soggetti che possono accedere alla legge anti suicidi per estinguere un debito sono in linea di massima due:

  1. privato consumatore;

  2. piccolo imprenditore (come i professionisti, gli imprenditori minori, gli imprenditori agricoli, le start-up innovative e quindi gli appartenenti alla categoria dei “soggetti non fallibili”).

I debiti estinguibili tramite la legge anti suicidi riguardano Agenzia delle Entrate (ex Equitalia) così come banche, finanziarie, condomini, debiti con i fornitori, con professionisti, con le carte revolving, etc.

È possibile estinguere tutti i debiti eccetto quelli matrimoniali – come gli alimenti – e quelli relativi ad un risarcimento danni. Una parte di questi debiti vengono pagati dalla procedura, la rimanenza invece non si esdebita (a differenza degli altri).

Come richiedere l’applicazione della Legge 3/2012?

La legge antisuicidio funziona solo se viene applicata nella maniera corretta. La procedura infatti richiede delle conoscenze specifiche che riguardano non solo la legge di per sé ma anche i vari aggiornamenti: per questa ragione il tasso di insuccesso è così elevato.

Legge3.it è invece specializzato in casi di esdebitamento e da più di tre anni è stato premiato con il bollino “servizio sicuro verificato” promosso da Il Salvagente. Il tasso di successo delle procedure circa la Legge 3/2012 è pari al 100% grazie al continuo
aggiornamento da parte di tutti i membri dello staff che ogni mese si formano e si confrontano al fine di stare al passo con i cambiamenti delle normative.

Legge3.it offre una garanzia “soddisfatti o rimborsati” ad ogni cliente: prima di essere “preso in carico” dallo studio l’interessato usufruisce di una consulenza specialistica al fine di comprendere la sua situazione in merito alla norma.

In questo modo è possibile tutelare il debitore e permettergli di affrontare un procedimento legale dalle alte possibilità di successo.