Lei non urla abbastanza, lui assolto dall'accusa di stupro

“Non grida, non urla, non piange, pare abbia continuato il turno dopo gli abusi” (Credits – Getty Images)

Una volta i giudici assolvevano gli stupratori perché la vittima, vestita magari con una gonna, se l’era cercata vestendosi in maniera provocante. Poi ci furono i giudici che reputarono impossibile che si fosse trattato di uno stupro, perché la ragazza indossava dei jeans e, dunque, non si possono sfilare contro la sua volontà. Oggi la nuova frontiera dell’assoluzione degli stupratori è che una donna, quando viene violentata, deve sapere che tono di voce usare per chiedere aiuto e dire di no.

E’ successo a Torino, dove il dipendente di un ospedale ha più volte molestato una collega, palpandola nelle parti intime. Lei, all’ennesima violenza, lo ha denunciato, ma il giudice ha assolto l’uomo – che aveva ammesso di averla palpata, ma dicendo che lei era consenziente – perché la donna non avrebbe gridato chiedendo aiuto, ma si sarebbe limitata a dire “basta” al suo molestatore.

Secondo il collegio giudicante, infatti, la donna “non riferisce di sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo”, ma anzi “Non grida, non urla, non piange, pare abbia continuato il turno dopo gli abusi”. La donna aveva spiegato l’assenza di una reazione, dichiarando che “non metto la forza, la violenza come in realtà avrei dovuto fare, ma perché con le persone troppo forti io non… io mi blocco”.

Una spiegazione che ai giudici non è bastata e, dunque, hanno assolto l’uomo. Non solo, perché gli atti del processo ora sono al vaglio del pubblico ministero e la donna potrebbe venir denunciata per calunnia, non ritenendosi la sua versione veritiera e credibile. Sul caso, però, è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando che, a quanto si apprende, ha avviato accertamenti preliminari, attraverso l’ispettorato di via Arenula, sul caso.

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