L'emendamento al decreto Aiuti bis potrebbe far scomparire il tetto riservato agli stipendi pubblici

Tetto stipendi pubblici
Tetto stipendi pubblici

Il Senato, nella giornata di ieri, ha approvato il decreto Aiuti bis, che consta nello stanziamento di 17 miliardi di euro rivolto a famiglie e imprese per contrastare il caro imprese. Il testo, domani, passerà alla Camera per ricevere l’approvazione definitiva. In queste ore però, si sta discutendo su un emendamento che potrebbe eliminare il tetto per gli stipendi dei dirigenti pubblici, fissato fino a questo momento a 240mila euro. 

Tetto agli stipendi pubblici: di cosa si tratta

Il tetto agli stipendi pubblici è una misura che è stata concepita nel 2011, in occasione dell’uscita del decreto Salva-Italia. Ai tempi, il governo Monti stava vivendo la fase di crisi economica più acuta dal 2009. Perciò, si promuovevano diversi tentativi per evitare che l’Italia andasse in default: non fosse più in grado, quindi, di pagare i suoi debiti.

Poi, nel 2014, con Renzi al governo, era stato modificato per essere portato alla forma che ha attualmente. Secondo questo tetto stabilito, gli aventi un ruolo più importante nell’amministrazione pubblica avrebbero uno stipendio massimo di 240mila euro lordi annuali. Una cifra che include le altre voci che si aggiungono alla retribuzione base, costituendone la parte più grande, rivolta ai gradini più alti della gerarchia Statale.

Recentemente, nel dicembre del 2021, era stato proposto un allargamento del limite stabilito. Nella legge di bilancio, infatti, era stato previsto un aumento per adeguarlo all’inflazione del prossimo anno. Adesso però, questo tetto potrebbe sparire totalmente. 

Cosa comporterebbe l’eliminazione del tetto agli stipendi pubblici

In seguito all’approvazione del decreto in Senato, ieri, i partiti si sono passati l’un l’altro la responsabilità relativa all’aver scritto l’emendamento sopracitato. In ogni caso, con il passaggio alla Camera previsto per giovedì, la norma potrebbe essere eliminata oppure modificata.

Nel caso in cui la si approvasse, al contrario, il tetto di 240mila euro lordi annuali verrebbe eliminato per i vertici delle Forze armate e dei Ministeri. Non sarebbe previsto, quindi, un nuovo limite massimo. Per le Forze armate, l’emendamento coinvolgerebbe le seguenti figure: Capo della polizia e dell’amministrazione penitenziaria, i comandanti generali di Carabinieri, Guardia di Finanza, del Comando operativo di vertice interforze e quello generale delle Capitanerie di Porto, infine i capi di Stato maggiore di difesa e Forze armate.

Salterebbe poi il limite dello stipendio anche per tutti i capi del dipartimento e i segretari generali di presidenza del Consiglio e Ministeri. L’unico limite, così, sarebbe rappresentato dalla quantità di soldi versata in un fondo apposito che andrebbe poi creato attraverso un decreto del presidente del Consiglio, dietro proposta del ministro dell’Economia. 

Secondo le voci, Mario Draghi sarebbe fortemente contrario a questa misura e quindi non emanerebbe un decreto per attuarla.