L'emergenza sanitaria diventa anche una crisi finanziaria

Danilo Di Mita

La settimana borsistica appena conclusa è destinata a passare alla storia, come quella choc del '29 o della crisi dei ‘subprime' nell'ottobre del 2008. La crisi sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus è diventata ormai anche una conclamata crisi finanziaria, col il tracollo dei principali listini internazionali. A pagare dazio sono stati soprattutto i mercati europei, con il 'Vecchio continente' catalogato dall'Organizzazione mondiale della sanità il focolaio principale della pandemia.

L'Italia vanta il record di contagiati e di morti in Europa, e non è un caso che Piazza Affari sia stata la peggiore tra i principali listini europei, con le nubi sull'orizzonte dell'economia nazionale che si anneriscono sempre di più se l'emergenza dovesse protrarsi nel tempo. Di certo non ha aiutato la posizione ondivaga del presidente Usa Donald Trump nel prendere provvedimenti ritenuti essenziali dagli investitori per contenere la diffusione del virus e con essa i suoi effetti nefasti sul quadro macroeconomico.

In Europa, inoltre, ha pesato come un macigno la posizione della Bce, che giovedì ha ritenuto di non dover tagliare i tassi d'interesse e si è limitata ad aumentare il quantitative easing e a finanziare le imprese. Il carico da novanta lo ha aggiunto la numero uno dell'Eurotower, Christine Lagarde, che ha motivato le decisioni assunte con parole che sono risultate come ‘macigni' sull'Eurozona e soprattutto sulla Borsa Italiana: “Non siamo qui per far calare lo spread”, ha detto la francese con Piazza Affari investita dalle vendite che hanno portato alla peggior seduta della sua storia moderna con un giovedì davvero nero (-16,92%).

Il bilancio finale ha visto il Ftse Mib chiudere l'ultima seduta dell'ottava (un venerdì 13, tra l'altro) a quota 15.954 punti, con crollo cumulato in cinque sessioni del 23,30% (All Share -22,69%), risultando la peggiore d'Europa: Parigi -19,86%, Francoforte -20,01%, Madrid -20,85%, Londra -17,24%. Una delle peggiori settimane della sua storia, si è tradotto per la Borsa di Milano in un tracollo del suo valore: sono stati bruciati complessivamente 130 miliardi di capitalizzazione, passando dai 592 miliardi di valore complessivo di venerdì 6 marzo agli appena 462 miliardi del 13 marzo.

Se si allarga lo sguardo a tutte le ultime settimane - ovvero da quando si può dire che sia scattata l'emergenza coronavirus in Italia - dai massimi di mercoledì 19 febbraio (quando Piazza Affari valeva 724 miliardi) sono circa 262 i miliardi di capitalizzazione andati in fumo, di cui appunto la metà solo in questa settimana. Inutile dire che il 'bagno di sangue' abbia riguardato tutte le blue chips (eccetto una di cui parleremo più avanti) con tonfi a doppia cifra, eccetto per Ferrari che ha contenuto il crollo a -8,74%. Pesanti il lusso (Ferragamo -19,87%, Moncler -11,92%) e Telecom Italia che ha lasciato il 22,47% nella settimana in cui ha annunciato il nuovo Piano industriale al 2022 e i conti del 2019, contraddistinti con il ritorno al dividendo dopo 7 anni.

Settimana da dimenticare anche per industriali (Fca -20,32%, Pirelli -10,02%, Leonardo -28,45%) e finanziari: Unicredit -22,50%, Intesa Sanpaolo -21,38%, Ubi Banca -21,84%, Generali a -20,80%. Per quanto riguarda gli energetici, in una settimana caratterizzata da forti tensioni sul fronte delle quotazioni del petrolio, Enel ha chiuso a -28,79%, Eni -32,47%, A2A -30,74%. L'unico titolo positivo del listino principale, come accennavamo, è stato non a caso un farmaceutico, ovvero Diasorin con un progresso del 5,08%, risultando addirittura la miglior performance settimanale dell'intera Borsa italiana. Il titolo ha tratto beneficio dall'annuncio dei progressi per l'introduzione di un test molecolare entro fine marzo per l'identificazione rapida del coronavirus.

Il peggiore della settimana è stato invece il titolo Ss Lazio che in 5 sedute ha perso il 41,62% del suo valore dopo la decisione di sospendere il campionato di Seria A.