Lenin non morì per sifilide ma per ictus da stress o veleno

Baltimora (Maryland, Usa), 4 mag. (LaPresse/AP) - Gli ictus che portarono alla morte del leader sovietico Vladimir Lenin non furono causati dalla sifilide, bensì da stress, storia clinica familiare o avvelenamento. È quanto sostiene un nuovo studio effettuato dal neurologo statunitense Harry Vinters, che ha analizzato le cartelle cliniche del leader rivoluzionario in occasione della conferenza annuale dell'università di medicina del Maryland sui decessi di persone famose. Lenin ebbe diversi ictus prima della morte a 53 anni nel 1924 e sebbene le cause non siano ancora chiare, la tesi più accreditata è appunto quella della malattia sessualmente trasmissibile. Il leader comunista non fumava, non soffriva di pressione alta né di altri fattori che solitamente portano all'ictus.

LE ARGOMENTAZIONI DELLO STUDIO. Diversi analisti sostengono che a ucciderlo per avvelenamento fu il suo successore, Josef Stalin, ma le vere ragioni del decesso di Lenin restano tuttora un mistero. Il neurologo che ha condotto il nuovo studio spiega che per la morte potrebbe aver giocato un ruolo importante la storia clinica familiare. Anche il padre di Lenin morì a 54 anni, quindi entrambi erano probabilmente predisposti all'arteriosclerosi, ovvero l'indurimento delle arterie. Il leader sovietico ricevette cure per la sifilide con i metodi medici disponibili al tempo tuttavia - continua l'esperto - se è vero che questa malattia può causare ictus, è vero anche che l'autopsia non fornisce alcuna prova di ictus da sifilide. Anche lo stress per esempio può provocare ictus, ed è certo che Lenin fosse stressato perché "molti provavano ad assassinarlo", spiega il neurologo. L'esperto suggerisce inoltre che Lenin possa aver avuto qualche altro problema oltre all'ictus. A supporto di questa tesi cita il fatto che il leader sovietico "ha avuto una serie di brutte convulsioni, il che è piuttosto inusuale per chi ha un ictus".

LA SALUTE DI LENIN. La salute di Lenin peggiorò sempre di più nel tempo. Nel 1921, quando aveva solo 50 anni, dimenticò le parole di un importante discorso pubblico e fu costretto a imparare a parlare da zero e a scrivere con la sinistra dopo un primo ictus. Un secondo attacco lo lasciò semiparalizzato e incapace di comunicare. A inizio 1924 si riprese in parte e riuscì a festeggiare il Capodanno e ad andare a caccia.

Secondo lo storico russo Lev Lurie, a un certo punto Lenin si accorse di aver commesso un errore nell'appoggiare la salita al potere di Stalin e iniziò così a sostenere invece Leon Trotsky. Questo, spiega l'esperto, potrebbe aver portato al complotto per l'avvelenamento. Nuove informazioni sulla misteriosa morte del leader sovietico potrebbero però ancora emergere in futuro. "La cosa più divertente - spiega infatti Lurie - è che il cervello di Lenin è ancora conservato a Mosca, quindi possiamo indagare". La conferenza annuale al via oggi nel Maryland ha analizzato in passato le cause di morte di personaggi importanti come Tutankhamon, Cristoforo Colombo e Abraham Lincoln.

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