Lento e contestato. Il piano clima dell'Ue parte zoppo

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BRUSSELS, BELGIUM - JULY 15: EU Commissioner for European Green Deal - First Vice President and Executive Vice President Frans Timmermans (L) and the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) are talking to media in the Berlaymont building, the EU Commission headquarter on July 15, 2021 in Brussels, Belgium. EU Commissioners talked about the carbon border adjustment mechanism and the energy taxation. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - JULY 15: EU Commissioner for European Green Deal - First Vice President and Executive Vice President Frans Timmermans (L) and the EU Commissioner for Economy Paolo Gentiloni (R) are talking to media in the Berlaymont building, the EU Commission headquarter on July 15, 2021 in Brussels, Belgium. EU Commissioners talked about the carbon border adjustment mechanism and the energy taxation. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)

Oltre che lento, come contestano Greta Thunberg e tutte le associazioni ambientaliste, il piano Ue per il clima, ‘Fitfor55’, presentato ieri da Ursula von der Leyen in pompa magna con tutti i commissari che se ne sono occupati, nasce pure zoppo. All’indomani della presentazione a Palazzo Berlaymont, si apprende che il progetto è stato contestato nella stessa riunione dei commissari, prima della conferenza stampa della presidente. Il commissario austriaco per la programmazione finanziaria e il bilancio, Johannes Hahn, ha votato contro. Ma critiche sono arrivate da tanti altri suoi colleghi rappresentanti delle maggiori forze politiche dell’Ue, dal Ppe al Pse e anche Renew. Di certo, l’orizzonte dell’esame del pacchetto in Consiglio Europeo - che dovrà approvarlo entro l’anno prossimo - e in Parlamento Ue appare denso di nubi.

L’austriaco Hahn ha contestato la debolezza della parte riguardante le nuove risorse proprie, che serviranno a ripagare il debito che la Commissione Europea sta accumulando sul mercato per mettere insieme i 750 miliardi del Next Generation Eu. Il debito, si sa, è sempre al top delle preoccupazioni di Stati ‘frugali’ come l’Austria, a maggior ragione in questo caso, visto che quello del Recovery fund è una forma primordiale di debito comune, seppur una tantum.

Ma stavolta Hahn ha filo per tessere, visto che nel ‘Fitfor55’, il ‘Carbon border adjustment mechanism’, una delle nuove risorse del bilancio Ue, comincerà a far fluire soldi nelle casse dell’Unione (in realtà solo al 25 per cento, il resto va nei bilanci nazionali) soltanto a partire dal 2026. Un po’ tardi, visto che l’Ue dovrà cominciare a restituire il debito del Next Generation Eu a partire dal 2027 ed entro il 2058.

Se non si mettono in piedi le nuove risorse proprie, il rischio è di dover aumentare i contributi di ogni Stato membro al bilancio comunitario, una bestemmia per gli Stati frugali ma anche per gli Stati del sud con maggiori difficoltà economiche. Come si fa? La materia non è ancora al centro del dibattito pubblico, ma è problematica. Oltre alla ‘carbon tax’, infatti, anche la ‘digital tax’ non è ai nastri di partenza. L’Unione l’ha ‘congelata’ accogliendo le criticità degli Usa, contrari ad un sistema di tassazione dei giganti della Silicon Valley. Lo stop alla ‘digital tax’ è stato scambiato con la negoziazione, a livello Ocse, sulla corporate tax sulle multinazionali. Ma intanto l’esigenza europea di cercare nuove entrate per sostenere il recovery è in stand-by. La terza possibilità, una tassazione sulle transazioni finanziarie, non è nemmeno nei radar.

Ma Hahn non è l’unico ad alzare il dito in Commissione per criticare il piano von der Leyen, sebbene resti l’unico a votare contro. Molte critiche arrivano sulla scelta di estendere il sistema di monitoraggio delle emissioni nocive (Emission trading System, Ets) anche a trasporti e abitazioni. Roba che molto probabilmente si tradurrà in maggiori tasse per i contribuenti. Per dire: persino i Verdi tedeschi sono contrari, preoccupati del costo sociale di questa scelta.

La Commissione ha pensato di istituire un fondo di 70 miliardi per compensare i ceti meno abbienti. Ma la cifra viene giudicata insufficiente da più, considerato che i nuovi fondi potranno aiutare gli Stati nel sostegno alle fasce meno agiate soltanto al 50 per cento per ogni schema di sostegno che verrà sottoposto a Bruxelles.

E poi c’è la parte che riguarda il settore dell’auto, la scelta della Commissione di vietare i veicoli diesel e benzina nel 2035 per favorire l’elettrico. Roba che colpisce l’industria nazionale in molti Stati Ue.

La transizione ecologica ha un costo e questo si sapeva. Ma alle prese con le decisioni reali, anche i più convinti della necessità di elaborare un piano per raggiungere la neutralità climatica nel 2050 e ridurre le emissioni del 55 per cento nel 2030 hanno qualche tentennamento, frutto di condizionamenti, calcoli e interessi nazionali.

“È ufficiale - twittava ieri Greta Thunberg - A meno che l’Ue non decida di smantellare il suo pacchetto ‘Fitfor55’, il mondo non avrà alcuna possibilità di evitare che il riscaldamento globale aumenti di 1,5 gradi” nel 2030, come stima l’Onu se non si agisce. “Non è un’opinione - continua l'attivista svedese - è un fatto scientifico, se consideri tutto il quadro. Attenti allo scarto tra parole e azioni”.

Quando Greta ha twittato, ancora non si sapeva della discordia in Commissione Ue. Alla luce di quanto accaduto ieri a Palazzo Berlaymont, si capisce non solo perché la conferenza stampa è iniziata con notevole ritardo e alla fine von der Leyen si è presentata sul palco della sala con uno stuolo di commissari, da Frans Timmermans a Paolo Gentiloni e tutti gli altri che si sono occupati del pacchetto clima. Mai vista prima così tanta gente per la presentazione di un pacchetto della Commissione, rarissimo del resto nella storia un voto contrario nel collegio dei commissari. Ma soprattutto si intuisce il perché delle preoccupazioni, pur trapelate ieri a Palazzo Berlaymont, sui tempi di approvazione di ‘Fitfor55’ da parte degli Stati membri e del Parlamento europeo. Con queste avvisaglie, non sarà semplice.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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