I Leoni della Biennale Architettura: tempo di ottimismo concreto

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Venezia, 31 ago. (askanews) – Il Leone d’Oro per le partecipazioni nazionali della 17esima Biennale di Architettura è andato agli Emirati Arabi Uniti per il progetto “Wetland”, curato da Wael Al Awar e Kenichi Teramoto per la Salama Bint Hamdan Al Nahyan Foundation.

Per la giuria internazionale, presieduta da Kazuyo Sejima, si tratta di “un esperimento che ci incoraggia a pensare alla delicata relazione tra spreco e produzione a livello globale e locale, proponendo un modello costruttivo capace di legare artigianalità e tecnologie avanzate”.

A premiare il padiglione vincitore il ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha voluto sottolineare la forza del tema della Biennale scelto dal curatore Hashim Sarkis, “How will we live together”.

“Era difficile immaginare un tema più centrale, più dirimente, di quello scelto per la Biennale di Architettura – ha detto il ministro -. E poi una grande varietà di contributi internazionali che hanno alzato l’attenzione sul tema della sostenibilità, che è anche al centro dell’azione del governo”.

Il Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra internazionale è invece andato al collettivo raumlaboberlin, premiato per progetti che stimolano una “rigenerazione civica visionaria”.

Il presidente della Biennale, Roberto Cicutto, ha poi allargato il ragionamento anche al modo in cui l’istituzione veneziana continua a stare di fonte al proprio tempo, del quale riesce in qualche modo a cogliere le tendenze profonde.

“Io credo che un’istituzione come questa, che ha 126 anni di vita – ha detto ad askanews – che dialoga con il mondo intero, se non è contemporanea anche più delle arti che rappresenta ha fallito la sua mission. Penso che la Biennale ha saputo costruire, attraverso i curatori, attraverso il suo team, attraverso i presidenti in tutti questi anni qualcosa che ormai assorbe dalle radici, si pianta nel presente e immagina dei futuri”.

A riprova di quanto il tema della convivenza possibile sia sentito a livello globale anche il fatto che molto spesso sia stato messo al centro anche delle partecipazioni nazionali alla Biennale e non solo dei progetti selezionati per la Mostra. E in qualche modo questi premi sembrano rappresentare un ulteriore completamento del percorso immaginato da Sarkis.

“Sono stato commosso dalle scelte della giuria – ci ha detto il curatore – ovviamente a me tutti i progetti piacevano nello stesso modo, ma loro hanno ragionato sui materiali, sulle idee e sui valori che più meritavano di essere evidenziati. E credo che emergano alcuni aspetti importanti come lo spostamento verso il Sud-Est del mondo, inoltre hanno selezionato progetti molto sperimentali e che spingono avanti le frontiere sul tema dell’ecologia, ma anche sul modo in cui l’architettura deve cambiare in un mondo che ha bisogni diversi”.

E se nei giorni dell’inaugurazione della Biennale di Architettura avevamo pronunciato insieme al curatore la parola speranza, oggi, a qualche mese di distanza, possiamo forse spingerci un po’ più avanti sulla strada della concretezza delle possibilità. “Sono tutti progetti che hanno un livello di ottimismo realista – ha concluso Sarkis – che è ciò di cui abbiamo bisogno disperatamente oggi”.

Tra gli altri premi assegnati nella cerimonia a Ca’ Giustinian anche un Leone d’oro alla memoria dell’architetta italo-brasiliana Lina Bo Bardi, capace di portare gioia nella progettazione, anche in contesti molto complessi e difficili.

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