L'esercito nigeriano avrebbe arrestato bambini con l'accusa di complicità con Boko Haram

Secondo un rapporto di Human Rights Watch, l'esercito nigeriano avrebbe arrestato bambini, anche molto piccoli, accusati di essere complici di Boko Haram. Accuse alle volte, sempre secondo il rapporto dell'organizzazione internazionale non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani, totalmente infondate e che hanno portato all'arresto di bambini anche di 5 anni.

Un ragazzo ha riferito di essere stato arrestato e detenuto per più di due anni per presunta vendita di patate ai membri di Boko Haram. I militari possono trattenere i bambini per brevi periodi nelle carceri locali o nelle strutture di detenzione, ma alla fine trasferiscono la maggior parte nella caserma militare di Giwa a Maiduguri, la principale struttura di detenzione militare nello stato di Borno; in celle anguste, sovraffollate, riferiscono, e molto calde.

“Abbiamo provato a dire che noi stavamo scappando – rivela all'organizzazione un giovanissimo detenuto - ma non ci hanno creduto. Ci hanno colpito con una corda di pelle di animale e hanno schiaffeggiato i nostri genitori con l'estremità piatta di un lungo coltello. Ci picchiano ogni giorno”.

Una realtà non nuova, già nel 2015 Amnesty International aveva denunciato in un rapporto la morte particolarmente cruenta (si parla di fame, soffocamento e torture) di circa 8000 detenuti militari. Più di 3600 bambini, tra cui 1617 ragazze, sono stati arrestati dalle forze armate nigeriane tra il 2013 e il 2019, secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, anche se Human Rights Watch denuncia il fatto che le autorità nigeriane non hanno consentito alle stesse Nazioni Unite l'accesso ai siti di detenzione militare per verificare queste cifre.

Non è noto dunque quanti bambini siano attualmente in stato di detenzione. Saeed, 17 anni, racconta così il suo arresto: “Mi hanno chiesto se fossi un membro di Boko Haram e mi hanno picchiato quando ho detto di no. Mi hanno legato le mani e le gambe e mi hanno appeso a un albero continuando a picchiarmi. Mi hanno frustato e mi hanno lasciato legato all'albero dalla mattina alla sera ... Hanno sparato ad alcune persone e persino picchiato a morte con dei bastoni”.

I racconti della detenzione nella caserma militare di Giwa sono agghiaccianti, i bambini vengono disposti per dormire uniti “come lame di un rasoio”, in 300 in una cella, con un unico bagno a disposizione. Tutti i bambini usciti vivi dalla detenzione raccontano di aver visto i cadaveri di coetanei, probabilmente, dicono, morti per il troppo caldo.

Tutte accuse che, come riferisce The Guadian, vengono rigettate dalle forze armate nigeriane, che sostengono di aver catturato esclusivamente giovani che stavano per far brillare esplosivi o che hanno fornito un “tacito sostegno agli insorti” o che hanno riferito a Boko Haram i movimenti delle truppe; ma che tutti sono stati trattati come “vittime di guerra e non come sospetti”.

Il portavoce dell'esercito, il colonnello Onyema Nwachukwu risponde alle accuse sostenendo che “I bambini arrestati vengono tenuti in luoghi protetti, dove vengono adeguatamente nutriti, profilati e de-radicalizzati prima del loro rilascio”.