L'esistenza amara di Laura Antonelli, triste sex symbol d'Italia

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Laura Antonelli in
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Per Luchino Visconti era “il volto femminile più bello del mondo”. Un pensiero condiviso da milioni di spettatori, dopo che il cinema l’aveva consacrata sex symbol di un’intera generazione. Laura Antonelli oggi avrebbe 80 anni. Ma Laura “n’existe plus”, come recita il titolo di un libro del francese Philippe Brunel, ancora inedito in Italia, che parla della tormentata vita dell’attrice di Malizia. Uccisa da un infarto nella sua casetta di Ladispoli dove abitava ormai dimenticata da tutti, irriconoscibile e senza un soldo. Era il 2015 ma Laura Antonelli aveva cominciato a morire molto tempo prima, in una triste parabola quasi da “viale del tramonto” in cui però il cinema c’entra poco o niente.

Nata a Pola con il cognome Antonaz, quando l’Istria era ancora italiana, Laura si sposta con la famiglia a Napoli dove si diploma e diventa insegnante di Educazione fisica. Mestiere che eserciterà per poco tempo in un liceo di Roma. La sua bellezza, infatti, nella capitale della dolce vita viene subito notata e Laura lascia le palestre scolastiche per prestare il volto a qualche spot e ad alcuni fotoromanzi. Iniziano così le prime piccole parti in film come Il magnifico cornuto di Antonio Pietrangeli. La notorietà comincia ad arrivare con Il merlo maschio, commedia sexy di Pasquale Festa Campanile in cui è la moglie del violoncellista Lando Buzzanca. È il 1971, due anni dopo arriva Malizia di Salvatore Samperi e l’immagine di Laura Antonelli mentre sale le scale lasciando intravedere il reggicalze fa il giro del mondo. Immagine che farà fatica a scrollarsi di dosso. Come canta Simone Cristicchi, in una canzone a lei dedicata, Laura è l’attrice “che si spoglia per un popolo guardone diventata il sogno erotico di una generazione”.

Ma oltre a tanti film scollacciati, l’attrice incontra anche l’interesse di registi importanti. Recita in Trappola per un lupo del maestro della nouvelle vague Claude Chabrol. Sul set conosce Jean-Paul Belmondo con cui avrà una burrascosa storia d’amore che occuperà le copertine dei rotocalchi. Sarà poi la Giuliana Hermil del dannunziano L’innocente, testamento cinematografico di Luchino Visconti, con Giancarlo Giannini. Sempre con Giannini tornerà sul grande schermo in un altro film in costume questa volta girato da Ettore Scola, Passione d’amore. Dopo questa fiammata nel cinema d’autore, tornano i ruoli di bella e svestita. Fino al suo annus horribilis, il 1991. Samperi, alla ricerca di un nuovo successo, le propone di recitare in Malizia 2mila, un remake del cult che l’aveva resa famosa quasi 20 anni prima. Laura accetta ma la produzione le chiede di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica per cancellare i normali segni dell’età. Intervento sciagurato che le sfigura il volto cancellandone la straordinaria bellezza.

Laura Antonelli e Jean-Paul Belmondoal Festival di Cannes nel 1974, France. (Photo by Gilbert GIRIBALDI/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Gilles GIRIBALDI via Getty Images)
Laura Antonelli e Jean-Paul Belmondoal Festival di Cannes nel 1974, France. (Photo by Gilbert GIRIBALDI/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Gilles GIRIBALDI via Getty Images)

Ma il peggio deve ancora arrivare. Laura viene infatti arrestata nella sua lussuosa villa di Cerveteri per spaccio di droga. Condannata in primo grado verrà poi assolta in appello quasi dieci anni dopo. “Laura pazza, Laura ingenua, Laura povera drogata, Laura fragile, sensibile alla gogna trascinata, Laura aspetta la sentenza crocifissa sul giornale condannata per dieci anni ad impazzire”, canta sempre Cristicchi. Intanto il mondo dello spettacolo le ha girato le spalle e l’ex icona sexy si trasferisce in un piccolo appartamento - un bagno, una cucina, due stanze e una brandina dove dormire - a Ladispoli. Alcune foto impietose la ritraggono, irriconoscibile, nelle rare uscite con le buste della spesa. Nel frattempo ha scelto di dedicarsi alla preghiera e ha riempito la sua piccola casa di simboli religiosi. Ormai Laura Antonelli “n’existe plus”.

Sugli ultimi giorni di Laura, molto toccante è il ricordo fatto dall’attrice e scrittrice Francesca d’Aloja che l’aveva conosciuta perché fidanzata con il fratello maggiore. Nel bel libro Corpi speciali (La nave di Teseo) racconta di quando ancora al massimo del suo splendore le regalava i suoi vestiti tenuti in una cabina armadio immensa. O del suo stile impeccabile quando usciva la sera per qualche festa del jet set dello spettacolo romano. Fino a quando la incontra, anni dopo, senza quasi riconoscerla.

Stava seduta su un divanetto sfondato nella penombra di una stanza spoglia. Accanto un tavolino su cui era appoggiato il telefono, di fronte una libreria sguarnita, con tre soli volumi. La abbracciai forte e faticai a non piangere. Il suo corpo, il suo corpo così diverso. Lei sorrise e quello fu l’unico dettaglio, insieme agli occhi, liquidi e belli, che mi permise di riconoscerla. Il resto era scomparso.

A un certo momento arriva anche la proposta di Lino Banfi a Domenica in di assegnarle i soldi della Legge Bacchelli. Ma Laura rifiuta, dicendo di stare bene così. Vuole stare da sola, senza soldi, in pace e in preghiera. Il mondo dello spettacolo proprio non le interessa più. Muore d’infarto a 73 anni, da sola, in estate. Al suo funerale a Ladispoli tanti volti noti. Anche molti curiosi, arrivati in chiesa direttamente dalla spiaggia in calzoni corti e infradito. Povera Laura.

Laura Antonelli e Giancarlo Giannini ne
Laura Antonelli e Giancarlo Giannini ne

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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