L'esperto: "Ora l'Iran corre verso la bomba atomica"

Emanuele Perugini

"Arricchire senza limiti vuol dire solo che si vuole avere il combustibile per un impiego militare dell'uranio", ovvero una bomba atomica, che però non sarà pronta prima di qualche mese. Lo ha spiegato all'Agi Emilio Santoro, fisico che ha diretto per anni il reattore di ricerca dell'Enea a la Casaccia.

"Gli accordi internazionali - ha spiegato Santoro - avevano faticosamente definito una serie di limiti per un utilizzo esclusivamente civile delle tecnologie nucleari. Ora, con questa dichiarazione, l'Iran sembra voler superare questi limiti e avventurarsi sulla strada di un impiego militare delle sue installazioni nucleari". Il punto dirimente è proprio legato all'arricchimento dell'uranio. Per avere una reazione nucleare occorre avere un particolare tipo di isotopo di uranio, l'Uranio 235. In natura questo isotopo è molto raro e si trova con una percentuale pari a circa lo 0,7 per cento.

"Per avere combustibile idoneo ad alimentare un reattore nucleare che produce energia elettrica, come quello che era previsto dagli accordi con l'Iran, l'UE e dal quale Trump ha deciso di uscire - ha spiegato Santoro - occorre avere uranio arricchito con percentuali che oscillano tra il 2 e il 3 per cento". Per raggiungere questa soglia sono disponibili diverse tecnologie, ma proprio la scelta di queste opzioni è stata al centro di negoziati molto serrati tra gli americani e gli iraniani.

"Le tecnologie disponibili per l'arricchimento dell'Uranio - dice Santoro - sono principalmente due: una è quella delle centrifughe o meglio delle ultracentrifughe, l'altra invece prevede l'impiego del laser ed è più semplice e meno dispendiosa. Gli americani non vogliono che si usi questo secondo tipo di tecnologia perché è molto più efficiente, per cui le limitazioni degli accordi prevedevano proprio l'impiego delle ultracentrifughe, oltre che, una serie di regole per controllare la progressione dei cicli di arricchimento con una serie di ispezioni".

Ora il punto è capire quanto tempo ci vorrà per arrivare ad avere materiale sufficiente per armare una o due bombe atomiche. "Difficile dirlo con esattezza - spiega Santoro - perché dovremmo capire quanto materiale hanno già lavorato e quanto velocemente riusciranno a produrre materiale fissile con elevate percentuali di arricchimento. Per una bomba ad uranio serve raggiungere soglie di arricchimento molto più elevate. Penso che allo stato dell'arte e con le tecnologie in campo di vorrà qualche mese, al massimo un anno per arrivare ad avere una bomba".

Quella dell'arricchimento dell'uranio è l'unica strada attualmente percorribile per l'Iran per avere una bomba atomica. La seconda strada, quella cioè legata all'impiego del plutonio come materiale fissile non è infatti percorribile. Il plutonio infatti può essere prodotto solo con un reattore nucleare, tecnologia che l'Iran, al momento, non ha.

Il reattore attualmente attivo presso il sito di Bushehr è infatti gestito, proprio per questo motivo dai russi di Rosatom che ne curano il rifornimento e lo smaltimento del combustibile esaurito (nel quale si trova il plutonio). Il secondo e più controverso reattore- quello di Arak, con tecnologia ad acqua pesante è attualmente non attivo, anche se a luglio dello scorso anno, proprio per contestare le sanzioni Usa, l'Iran ne aveva annunciato la riattivazione. Secondo alcune stime, l'impianto di Arak su cui i tecnici Aiea nel 2016 avevano riscontrato la rimozione del nucleo dal reattore che, se in produzione, aveva una capacità stimata di circa 9-10 chilogrammi di plutonio.

C'è poi un altro ostacolo sulla strada verso la bomba atomica da superare per l'Iran. Non basta infatti avere il materiale fissile, serve anche creare un dispositivo che sia in grado di creare la massa critica comprimendo in maniera molto sofisticata l'uranio, in modo da innescare la reazione a catena. "Sono tecnologie molto complesse - ha detto Santoro - che non credo siano nella disponibilità degli iraniani".

Se però questo è lo scenario è difficile pensare che gli Stati Uniti non intervengano per impedire questo esito. "Credo che Trump - ha concluso Santoro - non gli farà mettere neanche le chiavi nel cruscotto".