L'eterno Berlusconi: prende l'emendamento e scappa

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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(Photo: NurPhoto via Getty Images)
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Per gli amanti dell’arte della simulazione e della dissimulazione o, più prosaicamente, del gioco del “gatto col topo”, si consiglia la lettura della dichiarazione con cui Silvio Berlusconi, dopo la sua settimana “filo-governativa” torna all’opposizione, nel giorno più bello: “Il 9 dicembre non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes”. E così la maggioranza (e il governo) balla perché, come noto, c’è un gruppo di irriducibili tra i Cinque stelle ideologicamente contraria a tutto ciò che si chiama Mes.

Il premier dirà, come anticipato dal suo ministro dell’Economia, che un conto è il voto sulla riforma del Mes un conto è l’utilizzo della linea di credito sulla sanità e che su quella si vedrà, si rinvierà, come fatto finora, perché non è detto che serva, visto che sono in arrivo una valanga di soldi del Recovery, insomma ciò che abbiamo sentito per otto mesi. E, per evitare l’incidente parlamentare, avrà bisogno di qualche “responsabile”, qualche disponibile, della signora Mastella, di qualche senatore che, nel momento topico ha un bisogno impellente (le toilette sono sempre state affollate nelle votazioni a rischio), di qualcuno in preda a una crisi di coscienza che scopre il bene del paese, “soffre” e poi “si offre”. Non più di sette otto persone per uscire indenne da una votazione complicata che rende evidente ciò che è fin troppo banale. E cioè che i nodi politici, se non li sciogli, si complicano fino a rappresentare un pericolo.

Prima ancora però del pallottoliere, c’è però la mossa del buon vecchio Cavaliere con annesso stupore di chi, dopo 25 anni dello stesso schema, ancora si fa sorprendere (il che peraltro ne spiega la longevità politica). A leggere le dichiarazioni di gi...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.