L'Etiopia punta al suo social autarchico

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Nell’ultimo anno l’Etiopia è stata al centro di una cruenta guerra civile, un conflitto armato tra il governo federale e il Fronte di Liberazione Popolare della regione settentrionale del Tigrè. Entrambe le fazioni hanno usato i social media come mezzo di comunicazione, informazione e anche di scontro parallelo, ma ora il governo centrale ha dichiarato di avere iniziato a sviluppare la propria piattaforma social media per entrare in competizione diretta con Facebook, Twitter, Zoom e Whatsapp allo stesso tempo. Una superapp tutta Made in Etiopia, creata e controllata dal governo, che intende sostituirsi alle piattaforme straniere.

Il direttore generale dell’agenzia governativa per la sicurezza dell’informazione (INSA) Shumete Gizaw ha spiegato che i servizi internazionali non verranno bloccati, ma che la nuova piattaforma si porrà come alternativa ai social network. L’Etiopia, con una popolazione di 115 milioni di abitanti, ha circa 6 milioni di utenti Facebook. Proprio Facebook è stato accusato dallo stesso direttore dell’INSA di aver cancellato post e account che, a detta del governo, “rivelavano la vera realtà della situazione in Etiopia”. Accusata dal governo di agire contro l’interesse dei cittadini etiopi, censurando contenuti e bloccando utenti, Facebook non ha risposto, spiegando piuttosto che nel giugno scorso, pochi giorni prima delle elezioni nazionali, aveva rimosso un network di falsi profili collegati proprio all’INSA che monitora internet e le telecomunicazioni nel Paese africano. Mentre le associazioni per la tutela dei diritti umani hanno più volte criticato il governo etiope per shutdown immotivati sia di Facebook che di Whatsapp nel corso degli ultimi 12 mesi.

Secondo quanto dichiarato da Shumete Gizaw, non ci sono ancora né una timeline né un budget definiti, ma una cosa è sicura: non verrà assoldata expertise straniera, e tutto sarà fatto in casa. Aggiungendo: “I motivi per usare solo risorse web interne è chiaro, perché pensate che la Cina usi WeChat?”. L'obiettivo è infatti lo stesso: guadagnarsi un’autonomia dall’egemonia dei social network occidentali, con le loro policy e con i loro mezzi di controllo che possono esercitare forme di censura sulla comunicazione ufficiale governativa.

Libertà senza alcuna forma di controllo. Non a caso un altro grande fautore dei “social network indipendenti” è l’ex presidente Usa Donald Trump che è stato bandito dalle principali piattaforme in seguito all’attacco a Capitol Hill, infiammato dalle sue affermazioni sui social media in cui sosteneva che le elezioni del 3 novembre 2020 fossero state truccate invitando i suoi fedelissimi a passare ai fatti. Dopo l'esclusione, l’ex presidente ha costruito una piattaforma tutta sua, che però ha avuto vita breve. Passati pochi mesi From the desk of Donald Trump è già offline, dopo essersi rivelato comunque un esperimento molto debole, ovvero un blog da cui Trump lanciava le sue accuse lasciando molto poco spazio all’interazione social.

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