Letizia Battaglia: "Mio marito non voleva lavorassi. Cercava una mogliettina che cucinava. Non mi voleva male, mi voleva per sé"

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“Fin da bambina, non volevo accettare i pregiudizi. Allora l’ho pagata tanto, oggi posso fare quasi tutto quello che voglio, mi perdonano tutto, forse perché ho chiarito che non è una debolezza essere aperti, vivaci, con i capelli rosa: è una forza, la forza di decidere che la vita è sempre vivere, sperimentare”. Nel corso dei suoi 84 anni, Letizia Battaglia ha sperimentato e vissuto tanto. La prima fotoreporter italiana, divenuta famosa in tutto il mondo grazie ai suoi scatti, è protagonista di un film, Shooting the Mafia, che racconta il suo percorso lavorativo, cominciato a 40 anni. Vanity Fair l’ha incontrata per l’occasione, parlando con lei non solo della sua vita professionale, ma anche di quella privata. Letizia Battaglia si è sposata all’età di 16 anni, ma non andò bene: lui le sparò dopo averla trovata con un altro.

“Per l’opinione pubblica mio marito mi amava molto, però era un amore limitato: non pensava che era meglio che io studiassi, lavorassi, anziché stare lì senza far niente con i bei vestiti addosso e i gioielli. Non era cattivo, però cercava una mogliettina che cucinava e metteva il sale bene sulle cose. Non mi voleva male, mi voleva tutta per sé. Ci siamo lasciati, ma quando poi si ammalò lo andavo a trovare e lui era felice, alla fine siamo stati amici”.

Per riuscire a mettere fine al suo matrimonio, Letizia Battaglia è stata in psicoanalisi per due anni. Solo dopo quel percorso, all’età di 38 anni, trovò la forza di trasferirsi a Milano, per prendere in mano la sua vita. Nel 1974, è ritornata a Palermo e insieme a Franco Zecchin ha dato vita all’agenzia “l’informazione fotografica”. Non è stato semplice trovarsi di fronte agli omicidi di mafia, e non è stato semplice riuscire a fare il proprio lavoro, da donna. 

“Non mi facevano passare, tentavo di sgattaiolare, prendevo spintoni, rifiuti. Poi Boris Giuliano disse che dovevano lasciarmi andare, ed ebbi un po’ di pace. Con Franco avevamo...

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