Letta avverte Conte: paradossale aprire la crisi ora

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Roma, 13 lug. (askanews) - Con toni garbati, rispettosi, ma molto chiari Enrico Letta mette le sue carte sul tavolo alla vigilia della decisione dei 5 stelle sul governo Draghi. Una crisi di governo in questo momento sarebbe "paradossale", incomprensibile nel momento in cui Mario Draghi apre il dialogo sociale con i sindacati e mette sul tavolo la disponibilità a ragionare di interventi come il salario minimo. Il leader Pd parla ai deputati e ai senatori democratici riuniti in assemblea, ma il destinatario del messaggio è il Movimento 5 stelle. "L'Italia ha bisogno di un governo non di precipitare a elezioni a ferragosto". Perché, è la postilla, se M5s si sfila si va al voto, "non è un ricatto o una ripicca, è la logica delle cose. Lo hanno detto anche la Lega, Fià".

L'assemblea con i parlamentari dura solo il tempo dell'intervento di Letta, poi ci si aggiorna in attesa delle decisioni M5s, anche perché il Pd è "unito, granitico", dice il segretario citando l'intervista all'Avvenire in cui Romano Prodi fa un paragone tra la possibile rottura dei 5 stelle e il "suicidio politico" che commise Fausto Bertinotti nel 2008, quando fece cadere il secondo governo guidato dal professore.

Letta tende anche la mano a Conte, definisce "legittimi i distinguo" avanzati dal leader M5s, con un avvertimento però: "Ci sono fatti che si concatenano a delle conseguenze, è importante che tutti vogliano che i distinguo non diventino il colpo di pistola di Sarajevo". Il sottotesto lo si capisce leggendo le parole di Debora Serracchiani, che in una intervista alla Stampa dice: "Se M5s rompesse con il governo sarebbe difficile fare finta di niente", l'uscita dalla maggioranza "ostacolerebbe l'alleanza".

Un altro parlamentare Pd è ancora più netto. "E' chiaro che ci sarebbero conseguenze, non penseranno mica che loro escono e fanno la Meloni del centrosinistra, pensando di recuperare voti togliendoli a noi che restiamo al governoà". E un altro deputato, Enrico Borghi, aggiunge: "Per noi che non ci sono soluzioni come quelle paventate nelle scorse ore: un Draghi bis, rimpasti, soluzioni di basso profiloàPer noi il governo Draghi deve arrivare in fondo alla legislatura. Le ipotesi di Berlusconi e Renzi - appunto i rimpasti, i Draghi bis - per noi non sono sul tavolo. Il governo unità nazionale si regge sull'equilibrio raggiunto nel momento in cui è nato. E' consustanziale con la natura del governo".

Anche il vice-segretario Giuseppe Provenzano, da tempo uno dei più convinti dell'alleanza con M5s, sembra consapevole che una scelta di rottura renderebbe impossibile qualunque intesa futura.Per questo in una intervista al 'Corriere della sera' chiede a Conte di non fare "regali" alla destra che "sta provando a cogliere l'attimo: andare al voto anticipato, come vogliono Salvini e Meloni, addossare la responsabilità della crisi a Conte, far saltare la nostra alleanza e provare a vincere le elezioni sostanzialmente a tavolino. Noi non glielo permetteremo comunque, ma ai 5S chiediamo di non fargli questo regalo".

Letta chiude il suo intervento in assemblea dei parlamentari con un "appello alla responsabilità di tutti". In particolare, sottolinea, "mi sento di dire con grande forza a chi pone questioni e chiede una svolta: noi questa svolta nella giornata di ieri l'abbiamo vista". In transatlantico tra i parlamentari Pd l'ipotesi più accreditata resta ancora quella dei 5 stelle che escono dall'aula al momento del voto di domani, consultazioni al Quirinale, rinvio alle Camere di Draghi e - a quel punto - rinnovata fiducia al governo. A meno che, appunto, il gesto di Conte non diventi la "pistola di Sarajevo", come ha avvertito Letta. Ed è per questo che il Pd proverà fino all'ultimo ad evitare lo strappo di domani.

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