Letta chiude all'alleanza con Conte e apre a Calenda

Gloria Imbrogno / NurPhoto / Afp

AGI - La caduta del governo Draghi "è stata un suicidio collettivo della politica italiana", con M5s "le nostre strade si sono separate", la separazione "in queste elezioni è irreversibile".

Parole nette quelle del segretario dem Letta che per la lista Democratici e progressisti chiude definitivamente al Movimento 5 stelle.

Il dialogo è con la sinistra di Articolo Uno, con i Socialisti e i Verdi. E con Calenda che con Più Europa domani presenterà il manifesto di Azione.

E rilancerà un appello a chi guarda all'agenda Draghi. Tra questi gli ex ministri di Forza Italia (in primis Gelmini).

L'ex ministro dello Sviluppo è a un bivio: nei giorni scorsi era orientato ad andare da solo alle elezioni ma l'invito del Pd (anche se non esplicitamente di tutto il partito del Nazareno) verrà tenuto in considerazione anche se il nodo dell'alleanza non dovrebbe essere sciolto subito.

L'apertura c'è: "Apprezzo - ha spiegato Calenda - il fatto che finalmente abbia detto no ai 5 stelle. Noi siamo pronti a discutere, ma con chiarezza sul gas e i rigassificatori o sui rifiuti e i termovalorizzatori. Se no tradiamo l'idea dell'agenda Draghi".

Anche Renzi prende tempo, "non è il momento di discutere di alleanza. Saremo ancora decisivi", osserva il leader di Italia viva che ha anticipato la Leopolda dall'1 al 3 settembre.

Il Pd resta freddo in ogni caso. Le forze politiche accelerano sulle strategie della campagna elettorale. La polemica è tra l'area draghiana e chi non ha appoggiato fino in fondo l'ex numero uno della Bce.

"Noi siamo più progressisti del Movimento 5 stelle", taglia corto Letta mentre il presidente M5s accusa il Pd di utilizzare toni arroganti.

Il Movimento 5 stelle guarda a Europa verde e a De Magistris ma si ritrova a discutere al proprio interno sulla regola del secondo mandato e su Di Battista.

Sul punto cardine dei pentastellati - rilanciato ieri da Grillo - c'è forte malessere di chi guardava al giurista pugliese. Conte - raccontano fonti parlamentari - proverà a far passare il criterio delle deroghe ma potrebbe non andare fino in fondo, al momento non intende andare allo scontro con il garante.

Invece molti di quelli che sono già al secondo mandato ritengono che così M5s sia destinato a ridimensionarsi ancora di più nel momento in cui non fa più parte del campo largo del Partito democratico.

Ma il malessere tra diversi 'big' è anche nei confronti di Di Battista che ha avanzato le sue condizioni per un suo ritorno.

"Non assicura nulla di più al Movimento, non può pretendere di tornare così ponendo paletti dopo che al momento in cui M5s si è astenuto alla Camera sul Dl Aiuti ha attaccato Conte", il ragionamento.

I contiani sono sulle barricate, perplessità anche sul ritorno in campo dell'ex sindaco di Roma Raggi. Un incontro tra Conte e Di Battista potrebbe avvenire al ritorno di quest'ultimo in Italia tra una decina di giorni.

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