Lettera, manovretta e bisticci

Giuseppe Colombo

La lunghissima giornata di mercoledì, iniziata alle 8.30 del mattino a Palazzo Chigi e conclusa a tarda serata nella stessa sede, segna il primo vero passo del Governo in direzione di Bruxelles. Quella che era nata come un’accesa discussione su quale tipo di lettera mandare all’Europa, quale tipo di impegni prendere per evitare la procedura d’infrazione, termina a tarda sera con l’invio di una lettera del premier Giuseppe Conte ai 27 Paesi membri dell’Ue, al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk. E con un atto di buona volontà verso Bruxelles: se non una manovrina, si imbastisce almeno una manovretta.

Due provvedimenti pesanti, uno approvato subito dal Consiglio dei ministri, l’altro fissato per mercoledì 26, per scongiurare la stangata. Ma mentre sul primo – impegnare i 2 miliardi congelati nella scorsa legge di bilancio sulla riduzione del deficit – c’è accordo, sul secondo – dove destinare i risparmi di reddito di cittadinanza e Quota 100, quantificati in circa 3 miliardi – la discussione è apertissima. E da quest’ultimo potrebbe dipendere la sorte di tutta la trattativa, complicata dal fatto che i dati dell’economia reale non offrono appigli al Governo: il primo semestre sta terminando senza alcun segnale positivo di ripresa.

È una giornata convulsa. Giuseppe Conte riunisce di buon mattino Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giovanni Tria per fare il punto. Nessuno parla, e nessuno lo farà per ore, nemmeno a microfoni spenti. Qualcosa è successo. Meno di un’ora di vertice e il premier schizza alla Camera dove si tiene l’informativa sul Consiglio europeo di giovedì. Viene lasciato solo, così come lo sarà nel pomeriggio al Senato, dai suoi due vice, assenti nei banchi del Governo. In mezzo un passaggio fondamentale: un pranzo al Quirinale, di rito, per fare il punto, soprattutto sul versante europeo. Quando scende dal Colle e arriva a Palazzo Madama scopre una...

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