Leu, Laforgia: Chi rappresenta? O ripartiamo o chiudiamo

Pol-Afe

Roma, 30 ott. (askanews) - "Noi di Liberi e uguali da due mesi siamo catapultati in una vicenda politica inaspettata. Dopo il 4 marzo eravamo uno sbrindellato gruppo di opposizione, fatto di persone perbene che però dal giorno del voto hanno deciso di fare strade diverse. Volevamo trasformarci in un partito, non l'abbiamo fatto. Il Paese rischiava una deriva reazionaria, abbiamo contribuito a evitarlo. Però oggi noi eletti di Leu improvvisamente ci troviamo a svolgere una funzione nella nuova maggioranza e abbiamo persino donne e uomini al Governo. Così assistiamo al miracolo della resurrezione politica e mediatica di LeU. Ma possiamo continuare a non chiederci chi siamo, qual è il vincolo che ci tiene in un gruppo parlamentare, a quale programma rispondiamo tanto più oggi che abbiamo la possibilità reale di modificare e proporre provvedimenti? Come si fa a pensare di continuare la finzione ipocrita per cui non siamo riusciti a fare di LeU l'innesco di un processo ma almeno siamo un gruppo parlamentare, se poi anche lo stesso gruppo inizia a sgretolarsi con l'uscita di due parlamentari?" Lo dice il senatore di LeU Francesco Laforgia, in una intervista a 'Il Manifesto'.

"Non so se - aggiunge - siano i primi abbandoni di una serie. Ma gli argomenti utilizzati per lasciare il gruppo umiliano tutti. E tanto più chi tra noi è più esposto nel portare sul petto l'etichetta di LeU. Quindi, ci sono due strade. O si prende atto della situazione e si certifica la chiusura anche formale di LeU, sciogliendo i gruppi parlamentari. Mettendo fine a una condizione per la quale ciascuno di noi vaga, sul piano dell'attività parlamentare, senza un disegno e indossando una maglietta che non ha voglia di indossare, compresi i compagni di Art.1. Con il rischio che gli stessi nostri esponenti al Governo rappresentino poco più che sé stessi. Oppure si percorre la strada della politica. Che non vuol dire fare quello che non abbiamo saputo o voluto fare in questi mesi. Ma almeno farci la domanda sulla rappresentanza che vogliamo portare dentro la sfida del Governo. Quella domanda che non ci siamo fatti al momento della formazione del Governo. Non so nulla di come LeU (perché tutti i giorni parlano di noi chiamandoci Leu) dovrebbe cambiare per esempio il reddito di cittadinanza. Non so cosa pensiamo del salario minimo, che giudizio diamo delle scelte sulle questioni ambientali se abbiamo smesso di chiedere la cancellazione di parti del jobs act e la reintroduzione delle tutele contro i licenziamenti illegittimi. Così come ignoro le ragioni per cui abbiamo votato, senza elementi di distinzione, la riduzione dei parlamentari e che idea abbiamo della legge elettorale. Chiedo di affrontare queste domande con una discussione aperta, a tappe, che coinvolga non solo noi parlamentari ma personalità, intellettuali, esponenti del mondo sindacale e delle professioni. E con un coordinamento tra le componenti di cui ormai sono costituiti i gruppi di LeU. Perché nessuno possa dire: ma voi chi siete? Se il campo democratico e progressista è destinato a mutare profondamente l'unico modo per svolgere una funzione è tornare alla politica. La sinistra è qualcosa di molto più grande di noi. Non abbiamo diritto di tenerla in ostaggio. La vicenda umbra dimostra che non basta una posa a favore di telecamera a far riappassionare le persone alla tua causa".