L'Eurogruppo litiga su 500 miliardi, ma la Bce triplica il conto della pandemia

Claudio Paudice
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(Photo: ullstein bild via Getty Images)
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Sedici ore di Eurogruppo - senza peraltro raggiungere una intesa - su un pacchetto di misure che già ora la Banca Centrale Europea considera insufficiente ad affrontare la recessione in arrivo. La fotografia dell’insensato rapporto dell’Ue con la realtà di una crisi economica senza precedenti è concentrata nelle parole, riportate dalla Reuters, dei funzionari dell’Eurotower. La Bce ha avvertito i ministri economici che l’Eurozona potrebbe aver bisogno di misure fiscali pari a millecinquecento miliardi di euro. Quella che trapela da Francoforte è quindi una implicita bocciatura del pacchetto che i Governi stanno tentando di approvare in un coacervo di veti e controveti.

Le misure portate sul tavolo dell’Eurogruppo mettono a disposizione nel totale poco più di 500 miliardi di euro, tra i prestiti condizionati del Mes (240 miliardi), il sostegno contro la disoccupazione (100 miliardi) e i finanziamento della Bei (200 miliardi di garanzie). Un terzo di quanto sarebbe necessario per far fronte all’epidemia e al suo impatto socio-economico. E al netto delle controindicazioni di strumenti come il Fondo Salva-Stati e il Sure.

Dieci anni dopo la crisi dell’euro e cinque dopo quella greca, la Bce vede nuovamente il rischio concreto che la storia possa ripetersi: la politica monetaria in prima linea, quella fiscale debole e nelle retrovie, bloccata e ritardata da egoismi nazionali e totale assenza di solidarietà. L’Eurotower non ha commentato le indiscrezioni riportate dalla Reuters, ma si fa notare come in realtà il gap sulla risposta economica dei Governi sia inferiore se tiene conto non solo delle decisioni comunitarie ma pure delle misure adottate dai singoli Paesi. Chi se lo può permettere, Germania e Olanda in testa, può far da solo: la prima mossa di Berlino, ad esempio, è stata quella di annunciare un deficit aggiuntivo per il 2020 di circa 150 miliardi di euro, rompendo lo storico tabù dello “zero nero”. Il governo federale ha inoltre fatto sapere di poter rinunciare alla sua parte di garanzie previste dal fondo messo a disposizione dalla Bei.

La capacità di reazione a uno choc simmetrico rischia quindi di essere profondamente asimmetrica. Come dimostrano le prime misure messe in campo dai Paesi dell’Eurozona nel rispondere all’epidemia: in Germania, meno colpita da Covid-19, sono di portata nettamente superiore a quelle di Italia e Spagna, che contano migliaia di morti. Dopo il fallimento delle trattative all’Eurogruppo, lo spread tra i titoli di Stato italiani e il bund è schizzato sopra quota 200 punti base, una fiammata d’avvertimento su quali possono essere i rischi se l’inerzia dei Governi dovesse continuare a lungo. Il governatore della Banca Centrale della Lettonia e membro della Bce Martins Kazaks ha detto alla Reuters che “sarebbe irresponsabile se i Paesi dell’Ue lasciassero la Bce da sola nella lotta al Coronavirus”.

Durante la videoconferenza di questa notte Lagarde avrebbe inoltre chiesto ai ministri di varare coronabond “su base temporanea e una tantum”. Tuttavia l’ipotesi di una forma di condivisione del debito durante il vertice non è mai decollata. Dalla Bce è quindi arrivato l’ennesimo tentativo di convincere i Governi a un’azione condivisa e coordinata mentre la politica monetaria continua a superare steccati.

Dopo aver varato il nuovo Pepp da 750 miliardi (e superato il tetto del 33% per gli per gli acquisti del debito di un singolo Stato) che nella prima settimana ha consentito acquisti per 30 miliardi di titoli, il Consiglio direttivo della Banca Centrale giovedì ha allentato le regole per la concessione dei prestiti bancari riducendo gli standard qualitativi per i collaterali con l’obiettivo di facilitare i finanziamenti bancari a imprese e famiglie. Si tratta di misure temporanee per la durata della crisi pandemica e legate alla durata del Pepp e la proroga sarà rivalutata entro la fine del 2020. Tra le altre cose, a partire dal 20 aprile verrà sospeso il requisito di rating minimo per i titoli di Stato greci, allo scopo di renderli idonei ad essere conferiti in garanzia per le operazioni di credito dell’Eurosistema. La Bce in pratica apre ai titoli junk, spazzatura, come collaterale. Non solo: accetterà una “generale riduzione” del 20% degli haircut, cioè degli scarti di garanzia che applica nella valutazione del collaterale bancario a fronte di liquidità. E abbassa la soglia minima dei prestiti bancari forniti a garanzia a zero da 25mila euro, per “facilitare la mobilitazione di collaterale da prestiti alle piccole imprese”. Tutte misure di “tolleranza dei rischi” volte a favorire liquidità.

Secondo il Governatore della Banca nazionale francese Villeroy la “Bce è pronta a fare di più”, ma l’Europa ha bisogno di “maggiori investimenti per aiutare la ripresa”. Durante il vertice notturno il ministro delle Finanze di Parigi Bruno Le Maire ha detto: “Mentre contiamo centinaia e migliaia di decessi, i ministri delle finanze giocano con parole e aggettivi. Dovremmo avere una comprensione comune della gravità della crisi. Saremo giudicati severamente prima dai mercati, poi dalle nostre popolazioni”. Non tutti, nel nord Europa, sembrano essere dello stesso avviso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.