L'Europa a caccia di gas alternativo a quello russo

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha firmato un memorandum d'intesa con il presidente dell'Azerbaijan per raddoppiare il flusso di gas naturale che arriva da Baku, esattamente quello che approda in Puglia attraverso il TAP, un gasdotto che probabilmente dovrà essere implementato.

La Russia "inaffidabile"

Von der Leyen ha definito la Russia come un fornitore inaffidabile da prima della guerra in Ucraina : "L'Unione europea è qui per diversificare le forniture, diversificandole da quelle russe guardando a partner più affidabili. Sono felice di annoverare l'Azerbaigian tra questi partner. Siete un partner cruciale per noi e siete stati sempre affidabili", ha precisato l'alta dirigente comunitaria.

Il timore delle cancellerie europee è che Mosca chiuda definitivamente i rubinetti e si moltiplicano gli accordi con chi: Stati Uniti, Qatar, Algeria, il gas ce l'ha. Il premier italiano Mario Draghi ha compiuto una visita lampo ad Algeri accompagnato da sei ministri, per un incontro intergovernativo che ha incluso anche un accordo tra Occidental, Eni e Total" da "4 miliardi di dollari che mira a rifornire l'Italia con quantità molto importanti di gas naturale". ha detto il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

L'azione francese

Macron ha ricevuto all'Eliseo il presidente degli Emirati arabi uniti Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan col quale si è parlato di forniture di gasolio. Intanto sulle teste degli europei aleggia un terribile dubbio. Ne parliamo con Anne Sophie Corbeau, Global Research Scholar presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University : "La domanda è se il North Stream 1, che è un gasdotto molto importante per la Germania, tornerà attivo dopo la manutenzione; è in manutenzione dall'11 al 21 luglio, la domanda è se verrà riattivato e finora i segnali non sono particolarmente positivi".

La Russia nel 2021 ha soddisfatto il 40% della domanda europea di gas naturale, 155 miliardi di metri cubi. Una quantità che secondo alcuni analisti neanche la più attiva azione diplomatica con fornittori alternativi riuscirà a rimpiazzare in tempi brevi.

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