L'Europa divisa di fronte alla crisi tra Usa e Iran

D. Carretta e M. Maugeri

 La situazione in Libia è passata in secondo piano nella scala delle priorità europee, nel momento in cui l'Unione Europea si sta attivando per cercare di giocare un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti dopo l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Sull'Iran l'Ue intende "trovare spazio per la diplomazia" e "lavorare per una de-escalation", ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sottolineando di voler di usare i "canali di comunicazione molto robusti" con gli attori della regione per "sostenere coloro che rimangono assennati". Secondo Von der Leyen, che ha convocato per mercoledì una riunione straordinaria del collegio dei commissari, "percorrere la via della saggezza e non dell'escalation" è nell'interesse di Teheran.

L'urgenza per gli europei è prevenire un conflitto diretto tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti, evitare che possibili rappresaglie colpiscano gli europei, ma anche resuscitare l'accordo sul nucleare che Teheran ormai rinnega apertamente. Ma il compito appare complicato dalle divisioni che stanno emergendo tra i 28. "Alcuni Paesi sono apertamente dalla parte degli Usa perché tengono alle relazioni transatlantiche. Altri sono comprensivi nei confronti dell'Iran dove hanno interessi economici", spiega una fonte Ue. 

In una dichiarazione congiunta, Francia, Germania e Regno Unito hanno esplicitamente criticato l'Iran e Soleimani per il ruolo destabilizzante in Medio Oriente. Von der Leyen ha adottato la stessa linea, ricordando che "l'origine della crisi si trova in forze vicine all'Iran". La presidente della Commissione ha espresso anche "grande preoccupazione" per l'annuncio di Teheran di voler arricchire l'uranio senza limiti.

L'alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, si è mostrato invece più vicino alle ragioni di Teheran. In una lettera inviata ai ministri europei in cui ha dato conto della sua conversazione telefonica con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zarif, Borrell ha detto che l'Iran non vuole una escalation ed è pronto a rispettare l'accordo sul nucleare. Anche l'Italia sembra iscriversi nella linea della prudenza e dell'equidistanza. Tanto più che in gioco c'è anche la crisi libica, dove il generale Khalifa Haftar ha annunciato la presa di Sirte, mentre la Turchia ha confermato che i suoi soldati "stanno gradualmente andando" in Libia.

A premere sull'Ue per un'iniziativa più forte non c'è solo l'Italia: anche Grecia e Cipro hanno un interesse diretto a tenere Ankara lontana dalla Libia. Ma, nonostante una condanna per l'attacco di sabato contro un'accademia militare a sud di Tripoli, Borrell sembra essersi disimpegnato. Un portavoce dell'Alto rappresentante ha detto che la missione Ue con Luigi Di Maio a Tripoli non è mai stata annunciata. Secondo diverse fonti, Borrell ha convocato per venerdì una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell'Ue per discutere di Iran. L'Italia e altri paesi spingono perché in agenda ci sia anche la Libia.

Ma l'urgenza per gran parte dei paesi Ue ora è l'Iran. E proprio per discutere della situazione in Medio Oriente dopo l'escalation tra Stati Uniti e Iran seguita all'uccisione del generale Soleimani, i ministri degli Esteri della Ue hanno deciso di anticipare a venerdì il Consiglio Esteri straordinario che era in calendario per il 20 gennaio.