L'Europa e la sua strategia sulla guerra in Ucraina

L'Europa e la sua strategia sulla guerra in Ucraina

A seguito di un attacco di droni alle sue forze navali in Crimea, la Russia si è ritirata dall'accordo sul "corridoio del grano", che consente a carichi di generi alimentari di lasciare l'Ucraina, passare in sicurezza attraverso il Mar Nero e raggiungere gli altri Paesi.

Per due giorni si è temuta un'escalation della crisi alimentare globale che avrebbe colpito duramente alcune delle zone più povere del mondo. Ma poi, dopo il successo degli sforzi di mediazione della Turchia, il governo di Mosca è tornato sui suoi passi.

"La Turchia ha ricevuto rassicurazioni dall'Ucraina, sul fatto che questo corridoio umanitario non sarà utilizzato per scopi militari. Perciò,ho dato istruzioni al Ministero della Difesa per tornare a partecipare a questo accordo", ha annunciato il presidente russo Vladimir Putin.

Il brusco capovolgimento ha comunque sottolineato l'incertezza che avvolge il fragile accordo sul grano sin dalla sua attuazione. Putin infatti afferma anche che la Russia si riserva il diritto di recedere dall'accordo se le garanzie verranno violate dall'Ucraina.

Europa senza strategia?

Per l'Unione Europea, si tratta dell'ennesima dimostrazione di inaffidabilità dei russi. Come stanno rispondendo a questo atteggiamento i politici a Bruxelles e nelle altre capitali dei 27? Qual è il modo giusto di affrontare il Cremlino?

Risponde alle domande di Euronews Sven Biscop, politologo all'Università di Gent e direttore del programma "Europa nel mondo" dell'istituto Egmont di Bruxelles.

Nel tuo ultimo saggio sostieni che nei confronti della Russia l'Unione Europea ha perso di vista la strategia. La risposta avrebbe dovuto essere diversa?

No, non necessariamente. Ma quello contro cui voglio mettere in guardia è la sensazione ravvisata in alcuni ambienti di Bruxelles di una volontà di sostegno incondizionato all'Ucraina. La realtà è, ovviamente, che sosteniamo l'Ucraina perché è nel giusto, ma anche perché è nel nostro interesse farlo. Ma ci sono azioni che potrebbero non sono essere nel nostro interesse. Non dobbiamo dimenticare che ogni strategia alla fine si basa su un calcolo razionale di costi e benefici.

Sostieni anche che l'Ucraina, invece di un ponte verso la Russia, è diventata piuttosto uno stato cuscinetto. Cosa significa questo per le speranze ucraine di entrare un giorno nell'Unione?

Si potrebbe obiettare che la Russia, invadendo l'Ucraina una seconda volta, ha reso impraticabile l'ipotesi di uno stato cuscinetto e che alla fine un'Ucraina vitale deve essere un membro a pieno titolo dell'Occidente, dell'Unione Europea e della Nato. Ma la realtà è che non difenderemo in prima persona il territorio ucraino, dato che non vogliamo entrare in guerra direttamente con la Russia.

Ciò significa che non possiamo nemmeno invitare l'Ucraina ad aderire effettivamente all'Unione o alla Nato finché la Russia occuperà illegalmente parti del suo territorio. Quindi, il mio timore è che l'Ucraina rimarrà di fatto uno stato cuscinetto per un po' di tempo, a meno che non ottenga una sorta di "vittoria totale" e non liberi tutto il suo territorio, cosa che temo sia ancora improbabile.

Indipendentemente dall'esito della guerra, la Russia resterà lì dov'è. La domanda è: quali saranno le sue future relazioni con l'Unione Europea?

Molto, ovviamente, dipende da come finirà questa guerra: se c'è un accordo di pace, cioè una soluzione consensuale tra Ucraina e Russia. Ma temo che in questo momento un accordo di pace sia molto improbabile, e che piuttosto finiremo con una situazione di stallo, che entrambe le parti si combatteranno fino all'esaurimento.

A un certo punto il fronte si reffredderà e avremo un'altra sorta di guerra congelata, un conflitto a bassa intensità che può andare avanti per anni. E questo significa che le nostre relazioni con la Russia rimarranno congelate per gli anni a venire.

Candele in trincea

Questa settimana si è pure celebrata la festa di Ognissanti, un momento in cui molte persone di fede cristiana si recano nei cimiteri e accendono candele sulle tombe dei propri familiari.

Una tradizione rispettata anche in Ucraina, nonostante la guerra in corso. Nella città di Leopoli, i residenti di origine polacca hanno messo le candele non solo sulle tombe polacche, ma anche su quelle dei soldati ucraini.

In altre parti dell'Ucraina, le persone hanno creato "candele da trincea" per i soldati in prima linea, con fogli di cartone tagliati, attorcigliati e inseriti all'interno di lattine, che vengono poi riempite con una miscela di cera e paraffina.

Secondo le stime, più di diecimila candele da trincea sono già state consegnate alle forze armate ucraine. Un segno che il Paese si sta preparando a un inverno difficile.

Ripercussioni sui Balcani

La guerra in Ucraina ha anche modificato molte questioni diplomatiche in Europa, una di queste è la situazione dei Balcani occidentali, un'area di tensioni di lunga data e conflitti regionali.

Questa settimana, una conferenza a Berlino ha riunito i leader di sei paesi della regione che aspirano ad entrare nell'Unione Europea. Nella capitale tedesca sono stati firmati una serie di accordi di cooperazione volti ad avvicinare questi Stati all'Unione.

Ma alcuni di loro si sono lamentati molto per la mancanza di una chiara tempistica per la loro adesione effettiva. È stato risposto loro che la guerra in Ucraina ha aggiunto un senso di urgenza alla questione e che, di conseguenza, dovranno agire in sintonia per creare le condizioni necessarie all'ingresso nell'Unione.

"È giunto il momento di superare i conflitti regionali che continuano da troppo tempo. Conflitti che vi dividono e ostacolano il cammino europeo dei vostri Paesi. Il processo di normalizzazione tra Serbia e Kosovo in particolare deve accelerare: portiamolo a termine", le parole del cancelliere tedesco Olaf Scholz.