L'Europa, gli Usa e il rubinetto del gas dello zar

·3 minuto per la lettura

AGI - Alla fine ci ha pensato lo zar. Con i contratti del gas in crescita di quasi il 40% a 4 sterline per therm, dopo aver cominciato il 2021 a 50 pence, sono bastate le secche parole del presidente russo Vladimir Putin a convincere il mercato a invertire la rotta. Pochi minuti e, come per miracolo, il prezzo del contratto è sceso a 2,87 sterline.

 "I nostri obblighi di contratto per le forniture attraverso il sistema di trasporto del gas ucraino sono 40 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Gazprom ha aumentato queste forniture, questo pompaggio, per essere più precisi, di oltre l'8%. E possiamo dire con fiducia che supereremo i nostri obblighi contrattuali di forniture di gas attraverso il territorio dell'Ucraina", ha detto Putin.

"Gli "errori" di Bruxelles

Il presidente russo non ha inoltre mancato di criticare la strategia europea. Alla base dell'impennata, ha sottolineato, ci sono gli "errori" dell'Europa, che non ha sottoscritto sufficienti contratti a lungo termine con la Russia.

Messa in questi termini, i record del gas naturale non sono altro che il risultato di una battaglia globale per assicurarsi le forniture di combustibile necessarie a sostenere il rimbalzo della domanda nel post-pandemia. Ne è chiara esemplificazione anche la corsa del petrolio, il cui prezzo è schizzato sui massimi dal 2014. Dall'inizio dell'anno, la quotazione dell'oro nero è salita di oltre il 50%, aggiungendo ulteriori pressioni inflazionistiche che rischiano di far deragliare la ripresa.

Opec+ e Usa

Nonostante le sollecitazioni, l'Opec+ si è ben guardata dall'accelerare l'atteso aumento della produzione, mantenendo l'intero Occidente con il fiato sospeso. Non è bastato neanche un appello diretto del presidente Usa Joe Biden a smuovere i grandi produttori.

L'aumento dei prezzi alla pompa negli Usa è fonte di grande preoccupazione alla Casa Bianca. Il tema è assai sentito in un'economia che si fonda sul trasporto, di merci e di persone. E il rischio è che l'esasperazione dei consumatori faccia perdere ai democratici il controllo del Congresso nelle elezioni di mid-term dell'anno prossimo, con conseguenze devastanti per tutta l'agenda di Biden, compresi i suoi piani contro il surriscaldamento globale.

Di qui una serie di atteggiamenti contrastanti registrati a Washington. Da una parte, la nuova amministrazione ha ufficialmente messo la lotta al cambiamento climatico al centro dei suoi piani; dall'altro, ha chiaro in testa che ai cittadini interessa di più l'impatto che la transizione ha sulle loro tasche.

Aumentare le accise sui carburanti per disincentivare il consumo è impensabile in un Paese dove i repubblicani considerano il riscaldamento globale una fake news e i democratici preferiscono affidarsi al mercato. L'espressione carbon tax suona quasi come una parolaccia.

In mezzo a tutto questo rischia di rimanere schiacciata l'Europa, anch'essa impegnata in un'annunciata transizione green. L'aumento del costo dell'energia sta pesantemente colpendo cittadini e imprese. Il rischio è che, tra fedeltà atlantica ed eccessi di velocità nel passaggio a un'economia più verde, le stesse fonti rinnovabili diventino oggetto di impopolarità, ritardando sine die la costruzione di un reale consenso per la transizione. 

Putin oggi ha scelto di scendere ufficialmente in campo con i suoi rubinetti, con l'obiettivo di trasformare la partita in un gioco a tre. E naturalmente con un occhio al Nord Stream 2, il nuovo condotto destinato a trasportare il gas russo in Germania bypassando l'Ucraina. Perché tutto in fondo è geopolitica.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli