L’Europa scopre l’epidemia

(Photo: Javier Zayas Photography via Getty Images)

Con oltre 400 contagiati, l’Italia resta il Paese europeo più colpito dal nuovo coronavirus Covid-19. Ma nei prossimi giorni altri Paesi europei vedranno inesorabilmente salire i numeri dei loro bollettini, e questo perché le epidemie funzionano così, soprattutto nei tempi dell’interconnessione globale e della seppur imperfetta integrazione europea. I due pilastri dell’Ue – Francia e Germania – fanno i conti oggi con la realtà di un’epidemia che è già questione europea: da un lato Parigi, che conta il suo primo cittadino francese morto di coronavirus (un caso insidioso come quello del paziente uno italiano, perché manca il collegamento con le zone a rischio); dall’altro Berlino, con il ministro della Salute tedesco che non ci gira intorno (“Siamo all’inizio di un’epidemia di coronavirus in Germania”).

La paura contagia anche gli Stati Uniti, con cinque università che sospendono i programmi in Italia e la città di San Francisco – la quarta più grande d’America – che dichiara lo stato d’emergenza locale per il coronavirus, pur non avendo ancora registrato alcun caso. Lo ha annunciato la sindaca London Breed, spiegando che si tratta di una misura preventiva per rafforzare i preparativi e la consapevolezza in merito alla diffusione del virus, dopo il monito lanciato ieri dalle autorità sanitarie Usa.

Ma torniamo all’Europa. Ora dopo ora, la mappa del Vecchio Continente si cosparge di puntini che segnalano “casi di coronavirus”, che poi sono persone, famiglie, aziende colpite direttamente dalla malattia o indirettamente dalla quarantena. Ci sono casi in Spagna, Austria, Svizzera, Croazia, Macedonia del Nord, Grecia, Norvegia. A certificare le dimensioni internazionali del fenomeno arrivano anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal cui ultimo rapporto emerge che per la prima volta i dati di contagio fuori dalla Cina hanno superato quelli all’interno: nella giornata di martedì, sono stati registrati 411 nuovi casi in Cina e 427 nel resto del mondo. L’attenzione è rivolta soprattutto verso il Medio Oriente (in particolare sull’Iran), la Corea del Sud e verso l’Europa. Anche se la raccomandazione dell’Oms resta comunque quella di “non abbandonarsi al panico”. La diffusione del coronavirus in Italia e in Europa è “motivo di preoccupazione” ma “non dobbiamo farci prendere dal panico”, ha dichiarato il commissario europeo per la Salute, Stella Kyriakides, che tuttavia, ha invitato i Paesi europei a “prepararsi a un aumento dei casi e a coordinarsi bene”.

Berlino ha iniziato a preparare i suoi cittadini. “Siamo all’inizio di un’epidemia di coronavirus in Germania”, ha detto il ministro della Salute tedesco Jens Spahn alla luce dei nuovi casi di coronavirus in alcuni Laender. Le persone risultate contagiate oggi, ha spiegato, hanno avuto “molti contatti”. “Le catene delle infezioni, questa è la nuova dimensione della situazione, sono in parte non più ricostruibili”, ha aggiunto.

Anche nel caso della Germania, nuovi casi stanno emergendo in ambito ospedaliero. Tra i nuovi casi in Baden-Wuerttemberg c’è un aiuto primario del reparto di Patologia della clinica universitaria di Tubinga, secondo quanto riferisce la Bild. Si tratta del padre della ragazza che ha accompagnato a Milano il “paziente zero”, anche lei attualmente in isolamento. “Abbiamo reagito immediatamente. Entrambi i pazienti sono in isolamento e tutte le persone che sono venute in contatto con l’aiuto-primario sono state mandate a casa”, ha detto il professor Michael Bamberg, responsabile medico della clinica universitaria di Tubinga. Un’altra contagiata tedesca, in Nordreno-Vestfalia, è una maestra d’asilo di 46 anni che ha prestato servizio fino a venerdì scorso, secondo quanto ha annunciato il ministro della Salute del Land Karl-Josef Laumann. Si tratta della moglie di un altro contagiato di 47 anni, attualmente ricoverato in ospedale in serie condizioni. La maestra e i suoi due bambini sono ora in quarantena a casa, così come tutti i bambini dell’asilo e le rispettive famiglie. La donna nei giorni scorsi aveva partecipato a una festa di carnevale.

Storie e intrecci che ricordano quelli dei focolai italiani in Nord Italia, e che ora parlano anche altre lingue. Parigi si prepara all’epidemia e scopre la sua “Codogno”. Il primo francese morto per infezione di coronavirus non sarebbe stato recentemente in Italia o in Cina. Si tratta di un insegnante di 60 anni di una scuola di Crépy-en-Valois, una cittadina ad un’ottantina di chilometri da Parigi, nel dipartimento de l’Oise. Lo ha confermato il ministero dell’Istruzione, aggiungendo che l’uomo potrebbe non aver viaggiato in zone toccate dal coronavirus.

Gilles Petibon, sindaco della cittadina di Vaumoise dove risiedeva l’uomo, ha detto a Le Parisien che l’insegnante ha cominciato a sentirsi male all’inizio delle vacanze di Carnevale e “non era tornato dall’Italia o dalla Cina”. Secondo fonti mediche, l’uomo era stato contagiato dal Covid-19 ma è morto a causa di una embolia polmonare massiccia.

Dei tre nuovi casi segnalati oggi in Francia, ve ne è un secondo nel dipartimento de l’Oise. Si tratta di un uomo di 55 anni che lavora nella base aerea di Creil. È stato inizialmente ricoverato a a Compiègne, ma ora è stato trasferito in “una situazione clinica grave” ad Amiens. Solo dopo alcuni giorni che era all’ospedale di Compiègne si è scoperto che era affetto da coronavirus.

Ed è così, sull’onda di queste scoperte, che nei prossimi giorni verosimilmente si assisterà a un aumento consistente dei casi di contagio negli altri paesi Ue. Verosimilmente aumenteranno i controlli e dunque anche il numero di tamponi eseguiti, un aspetto che alcuni esperti sottolineano da giorni, nel motivare l’entità del non invidiabile primato italiano. Tra questi c’è Walter Ricciardi, membro italiano del Comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità e consulente del ministro della Salute. “In Italia sono stati effettuati oltre 10mila test per la rilevazione del nuovo coronavirus, contro i meno di mille in Germania e Francia”, fa notare Ricciardi. Ciò “si spiega con il fatto che alcune Regioni non hanno inizialmente seguito le linee guida basate sulla evidenza scientifica, che prevedevano di eseguire il test solo su soggetti sintomatici con ‘fattori di rischio’ legati a provenienza e contatti avuti. Alcune Regioni hanno esteso i test e ciò ha generato una sovrastima dei casi”.

Secondo l’esperto, “i casi confermati di contagio nel nostro Paese sono al momento poco più di 190 e sono quelli che hanno avuto la conferma di positività a seguito del secondo test effettuato dall’Istituto superiore di sanità (Iss)”. Nel numero totale di contagiati indicato ad oggi, e pari a oltre 400, chiarisce, “sono invece inclusi tutti i soggetti risultati positivi ai test delle Regioni, ma per vari di essi manca ancora la conferma del secondo test dell’Iss”. Ad ogni modo, ribadisce, “bisogna ricordare, contro gli allarmismi, che la malattia Covid-19 da SarsCov2 nell′80% dei casi guarisce in modo benigno, nel 15% dei casi necessita di qualche ausilio e solo nel 5% comporta il ricovero in rianimazione. Tra coloro in rianimazione, la mortalità è del 3%”.

Resta, tuttavia, l’alto tasso di contagiosità di questo virus. Per questo, avvertono alcuni tra i più autorevoli epidemiologi e virologi dalle pagine delle riviste Science e Nature, l’emergenza legata al SarsCov2 sta entrando in una “nuova fase e siamo a un passo dalla pandemia”.

“L’identificazione di casi precedentemente non riconosciuti in gran numero in Iran e Italia, oltre che Corea del sud, ci mostra che è impossibile contenere il coronavirus”, commenta su Nature Ben Cowling, epidemiologo dell’università di Hong Kong. Anche per Christopher Dye, dell’università di Oxford, la finestra di contenimento del virus è quasi ormai chiusa. Per prepararsi a ciò che sta per arrivare, concludono gli esperti, gli ospedali devono fare scorta di materiale di protezione respiratoria e aggiungere posti letto, mentre andranno aumentate le vaccinazioni per influenza e infezioni da pneumococco, per ridurre il carico delle patologie respiratorie, e rendere più semplice l’identificazione dei casi di Covid-19.

In una conversazione con The Atlantic, Marc Lipsitch, professore di Epidemiologia ad Harvard, condivide la sua previsione: entro il prossimo anno, circa il 40-70% delle persone in tutto il mondo sarà infetto dal virus che causa Covid-19. Ma - chiarisce con enfasi - questo non significa che tutti staranno molto male: ”È probabile che molti abbiano una malattia lieve o che possano essere asintomatici”, aggiunge in un articolo dal titolo tutt’altro che rassicurante: “È probabile che avrai il coronavirus”.

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