L'Eurozona sta crescendo al ritmo più lento da 7 anni

Ivana Pisciotta

L'economia dell'Eurozona sta crescendo al ritmo più lento da sette anni fa, smentendo così le previsioni di chi sosteneva che le prospettive stessero cominciando a schiarirsi. Lo sottolinea il Financial Times, dopo i dati pubblicati sul Pil nel IV trimestre cresciuto dello 0,1% congiunturale "al ritmo più lento dall'inizio del 2013". Contemporaneamente la Germania ha reso noto che la sua economia è stata piatta nel quarto trimestre, ossia è stata registrata una crescita zero, una performance inferiore alle aspettative degli analisti e in calo rispetto allo 0,2 per cento rivisto al rialzo nel terzo trimestre.

Tali cifre hanno ampiamente dissipato il clima di ottimismo con cui l'Eurozona ha iniziato l'anno. I dati sulla produzione industriale di dicembre, inaspettatamente deboli, hanno mostrato il più grande calo mensile degli ultimi quattro anni. Ciò ha fatto seguito a un calo dell'1,6% delle vendite al dettaglio nell'area dell'euro a dicembre, il calo mensile più forte degli ultimi dieci anni.

"All'inizio dell'anno abbiamo visto sondaggi che indicavano una ripresa del settore manifatturiero e una resilienza dei servizi nella zona euro", ha dichiarato Nadia Gharbi, economista senior di Pictet Wealth Management, secondo quanto riporta Ft. "Ma i dati concreti che abbiamo visto di recente sono stati piuttosto orribili".

Dalla Germania "numeri terribili"

Alcuni economisti temevano che il forte calo della produzione industriale e dei consumi potesse trascinare la crescita della Germania e dell'Eurozona sotto lo zero. L'economia tedesca è stata colpita dal calo dei consumi delle famiglie e del governo, mentre gli investimenti di capitale in macchinari e attrezzature sono diminuiti. Le esportazioni tedesche sono diminuite con l'aumento delle importazioni, ma il calo è stato in parte compensato dalla crescita dell'edilizia e da altri investimenti di capitale.

"I numeri finora sono stati semplicemente terribili, non solo la produzione industriale ma anche le vendite al dettaglio", ha detto Anatoli Annenkov, economista europeo senior della Société Générale. Tuttavia, l'analista scommette ancora su un rimbalzo all'inizio di quest'anno. "Non valuto necessariamente questi dati come l'inizio di una recessione in Germania, dato che le prospettive per il primo trimestre stanno migliorando", ha detto. 

L'impatto del coronavirus

Certo, una battuta d'arresto potrebbe arrivare  dall'epidemia di coronavirus in Cina, che si prevede influenzerà le catene di fornitura manifatturiere, le esportazioni e i viaggi. "Lo scoppio del coronavirus rappresenta un rischio sostanziale per la prevista ripresa globale, poiché le speranze erano state riposte in un miglioramento dell'economia cinese", ha dichiarato Stefan Schneider, capo economista per la Germania presso la Deutsche Bank. "Questo è particolarmente vero per la Germania, dove la debole domanda cinese è stata un importante motore per la decelerazione delle esportazioni nel 2019", ha detto, aggiungendo che Deutsche ha stimato che l'epidemia di coronavirus potrebbe ridurre di 0,2 punti percentuali la crescita del primo trimestre, "rendendo una recessione tecnica abbastanza probabile".

Ciononostante i mercati hanno reagito positivamente e questo, secondo gli economisti, dipende dalla convinzione degli investitori che se l'economia dovesse segnare il passo, le banche centrali interverranno per allentare la politica monetaria. Il prossimo incontro di politica monetaria della Banca Centrale Europea è previsto per il 12 marzo, quando la Banca Centrale Europea rivedrà le sue previsioni di crescita e inflazione. Secondo ad esempio Abn Amro, la Bce taglierà i tassi da meno 0,5 a meno 0,6 per cento e amplierà il suo programma di acquisti da 20 miliardi di euro a 40 miliardi di euro al mese.